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Porti, sciopero nazionale il 28 settembre: presidio a Gioia Tauro

Autore Giorgia Rieto | sab, 26 set 2026 14:18 | Porto-Di-Gioia-Tauro Presidio

Lavoro usurante, pensioni e sicurezza: i sindacati chiedono risposte al Governo. A Gioia Tauro manifestazione alle 9.30 all’ingresso doganale


I porti italiani si preparano a una giornata di sciopero nazionale di 24 ore. Lunedì 28 settembre lavoratrici e lavoratori del settore sono chiamati a incrociare le braccia per rivendicare, tra le altre cose, il riconoscimento del lavoro portuale come attività usurante ai fini pensionistici.

A Gioia Tauro è previsto un presidio a partire dalle 9.30, all’ingresso doganale dello scalo. L’iniziativa è promossa da Or.S.A. Mari e Porti e USB Calabria, che invitano alla mobilitazione tutti i lavoratori portuali, indipendentemente dall’iscrizione sindacale.

Al centro della protesta c’è innanzitutto la richiesta di convocazione del tavolo tecnico annunciato dal Ministero del Lavoro lo scorso 7 maggio. Secondo quanto riferito dalle organizzazioni sindacali, in occasione dello sciopero nazionale di maggio era stata annunciata l’apertura di un confronto sul riconoscimento del lavoro portuale come usurante, ma a distanza di mesi il tavolo non sarebbe ancora stato convocato.

I sindacati sottolineano le particolari condizioni nelle quali opera il personale portuale: turni distribuiti nell'arco delle 24 ore, temperature elevate nelle stive e sulle banchine, movimentazione di mezzi e carichi pesanti e attività caratterizzate da specifici rischi per la sicurezza. A Gioia Tauro, viene evidenziato, una parte significativa degli addetti operativi ha ormai superato i 50 anni.

Per le organizzazioni promotrici dello sciopero, il riconoscimento previdenziale del carattere usurante del lavoro portuale rappresenterebbe quindi una misura necessaria per tenere conto delle condizioni fisiche e lavorative affrontate dagli operatori nel corso della loro carriera.

Il nodo dell’articolo 17

Un secondo punto della mobilitazione riguarda la riforma della legislazione portuale e, in particolare, un emendamento attribuito alla Lega che, secondo quanto denunciato dai sindacati, consentirebbe alle imprese terminaliste e alle aziende autorizzate ai sensi dell’articolo 16 della legge 84/1994 di ricorrere direttamente alle agenzie per il lavoro per il reperimento della manodopera.

Le organizzazioni sindacali chiedono il ritiro dell'emendamento, sostenendo che una modifica di questo tipo potrebbe incidere sull’attuale sistema di organizzazione della forza lavoro portuale disciplinato dall’articolo 17 della legge 84/1994.

Secondo Or.S.A. Mari e Porti e USB Calabria, il ricorso crescente a personale somministrato potrebbe tradursi in maggiore precarietà e in una perdita di esperienza professionale maturata direttamente sulle banchine. Un aspetto che, nella loro valutazione, avrebbe ricadute anche sul tema della sicurezza, considerata la particolare complessità delle operazioni portuali.

La situazione a Gioia Tauro

La questione della precarietà viene indicata dai sindacati come particolarmente rilevante anche nello scalo calabrese. Nel documento diffuso in vista dello sciopero vengono richiamate le condizioni di alcuni giovani che accedono al porto attraverso tirocini retribuiti con poche centinaia di euro al mese e che, secondo la denuncia sindacale, possono vedere il proprio percorso formativo prorogato più volte senza arrivare a un'assunzione stabile.

Da qui la richiesta di un modello occupazionale basato su formazione, professionalità, stabilità contrattuale e sicurezza.

Le organizzazioni promotrici ribadiscono infine che lo sciopero è rivolto a tutti i lavoratori portuali, compresi quelli impiegati attraverso agenzie per il lavoro, e invitano alla partecipazione al presidio di lunedì mattina.

L’appuntamento è fissato per lunedì 28 settembre alle ore 9.30, all’ingresso doganale del porto di Gioia Tauro. Le principali rivendicazioni sono la convocazione del tavolo tecnico presso il Ministero del Lavoro, il riconoscimento del lavoro portuale come usurante ai fini previdenziali, il ritiro dell’emendamento contestato sull’articolo 17 e maggiori garanzie in materia di occupazione, formazione e sicurezza.


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