Dodici artisti reggini reinterpretano il legame tra Reggio e la sua Patrona in una mostra che unisce arte, fede e tradizione
Per tutto il periodo delle festività mariane, Palazzo Campanella ospiterà una mostra dedicata alla Madonna della Consolazione e alla storia della Vara. Nella Sala Monteleone sono esposte le opere di dodici artisti reggini, che hanno interpretato attraverso l’arte il legame della città con la sua Patrona.
Pasquale Romano per ReggioTv ha intervistato il presidente del Consiglio regionale Salvatore Cirillo, il sindaco di Reggio Calabria Francesco Cannizzaro, l’europarlamentare Giusi Princi e il presidente del Conservatorio “Francesco Cilea” Eduardo Lamberti Castronuovo.
A sottolineare il valore dell’iniziativa è stato il presidente del Consiglio regionale Salvatore Cirillo, che ha evidenziato anche la volontà di dare continuità alla mostra: "Siamo a Palazzo Campanella, presso la Sala Monteleone, dove è stata appena inaugurata la mostra dedicata alla Madonna della Consolazione. Sono presenti numerose opere di diversi artisti reggini e tanti cittadini stanno ammirando questi lavori dedicati alla Madonna, proprio nel cuore delle festività mariane. Ringrazio i dodici artisti per questa mostra bellissima, di livello. È una delle tante iniziative che faremo durante quest’anno e la ripeteremo anche l’anno prossimo, sempre migliorandola".
Un’esposizione che, secondo il sindaco Francesco Cannizzaro, riesce a coniugare il valore artistico con quello religioso, in uno dei momenti più sentiti dalla comunità reggina: "Guardando le opere, obiettivamente, qui c’è solo da farsi gli occhi. Sono opere di primo livello, che attraggono il pubblico. Ci sono tante autorità e istituzioni, ma anche tanta gente che, in onore della Madonna della Consolazione, è qui ad apprezzare le opere e a rafforzare quel concetto di fede che in queste ore si inizia a consolidare in tutto il popolo reggino".
Per l’europarlamentare Giusi Princi, invece, la mostra diventa soprattutto un’occasione per riscoprire una tradizione che appartiene alla storia della città e che gli artisti hanno saputo reinterpretare: "È una comunità che si ritrova in una tradizione che appartiene proprio alla storia della nostra città, una storia della nostra terra che noi riviviamo anche attraverso l’arte di questi bravissimi dodici artisti reggini, che amano la loro terra e hanno utilizzato il loro talento per raccontarla al meglio. Ci hanno regalato queste bellissime emozioni".
A soffermarsi sul rapporto tra arte, tradizione e comunità è stato anche Eduardo Lamberti Castronuovo, che ha definito l’iniziativa: "il modo migliore per celebrare la parte non religiosa delle festività mariane. La gente gradisce, è un’intelligente intuizione del presidente e di chi l’ha aiutato. È bello perché vediamo degli artisti che magari per noi sono sconosciuti. È un po’ quello che avevamo pensato di fare con un piano del Palazzo della Cultura, dove avevamo aperto ai giovani che sanno tenere un pennello in mano. Come saprei fare io, avrei qualche difficoltà".
Il presidente del Conservatorio Cilea ha poi richiamato l’attenzione su alcune delle opere esposte, in particolare su un dipinto che restituisce un particolare storico della processione: "È bello anche perché questi artisti mettono in pratica, o mettono in mostra, ciò che noi vorremmo ma non siamo capaci di fare. Questo è l’artista: interpreta il nostro pensiero, noi non saremmo capaci. Quando dico noi, dico io, non uso il pluralis majestatis, non mi sento il Papa, ma la maggior parte della popolazione. Ho visto delle cose stupende. Vi invito a prendere in visione quel quadro che c’è all’inizio, dove la peculiarità è quella, a parte il fatto che è bellissimo, di essere un olio su tela che ci riporta al 1600-1700, quando la processione veniva portata dai portatori a piedi scalzi. È una chicca che non ho visto altrove. Se vedete i particolari e i colori sono stupendi".
Un richiamo alla storia che diventa, nelle parole di Lamberti Castronuovo, anche un invito a guardare oltre i giorni della festa: "Queste sono le cose che uniscono la città. Io vorrei finire con un augurio: perché non dobbiamo essere uniti tutto l’anno e solo il giorno della festa della Madonna? Questo è il problema".