Reggio Calabria, l’estate finisce e la città torna a fare i conti con la sua realtà

Autore Giorgia Rieto | mer, 26 ago 2026 10:30 | Fuga Città Lavoro Reggio Calabria

Perché una città non è davvero piena quando arrivano i turisti. È piena quando i suoi giovani possono scegliere di costruirci la propria vita

C’è un momento preciso in cui l’estate, a Reggio Calabria, sembra finire davvero. Non è scritto sul calendario e non coincide necessariamente con l’ultimo bagno al mare. È quando le valigie tornano sui marciapiedi, le automobili si riempiono e i ragazzi salutano ancora una volta la propria città per rientrare nelle grandi città dove studiano, lavorano, costruiscono il proprio futuro.

E così Reggio comincia lentamente a svuotarsi.

Le spiagge restano lì, lo Stretto continua a brillare e il Lungomare conserva quella bellezza che, soprattutto d’estate, sembra quasi volerci convincere che qui potrebbe bastare restare. Ma basta guardarsi intorno per accorgersi che qualcosa cambia.

I tavolini si fanno meno affollati, le comitive si dividono, le strade perdono un po’ di quella vivacità che agosto aveva regalato. E soprattutto tornano a partire loro: i fuorisede.

Partono con una valigia spesso troppo piena e un po’ di malinconia. Dentro ci sono vestiti, ricordi, qualche prodotto della propria terra e quella sensazione difficile da spiegare di lasciare casa, ancora una volta.

Per molti di loro, però, partire non è soltanto una scelta. È una necessità.

Perché Reggio Calabria è una città bellissima, ma continua a fare i conti con una realtà lavorativa che costringe tanti giovani a cercare altrove ciò che qui ancora manca: opportunità, stabilità, stipendi adeguati, possibilità di costruire un futuro senza dover necessariamente salutare la propria famiglia.

E allora l’estate diventa quasi una parentesi.

Per qualche settimana tornano i figli, gli amici, gli studenti, i lavoratori che vivono fuori. Le case si riempiono, le famiglie si riuniscono, i quartieri ritrovano voci che durante l’anno sono lontane. Reggio sembra riappropriarsi dei suoi ragazzi.

Poi arriva la fine di agosto.

E quella stessa città che per qualche settimana era tornata piena deve nuovamente fare i conti con le partenze.

È una malinconia che conosciamo bene. Quella dei saluti alla stazione, degli ultimi caffè insieme, delle promesse di vedersi presto. Quella delle madri che salutano i figli con un sorriso per non far vedere gli occhi lucidi e dei ragazzi che partono cercando di guardare avanti, anche se una parte di loro vorrebbe semplicemente restare.

Perché Reggio, per quanto difficile possa essere viverci professionalmente, rimane casa.

Rimane il mare visto dalla finestra, il profumo della cucina di famiglia, il dialetto, gli amici di sempre, il Lungomare nelle sere d’estate, il caldo che sembra non voler finire mai. Rimane quella terra che spesso si lascia per necessità e non per desiderio.

E forse è proprio questa la contraddizione più dolorosa: una città capace di regalare una qualità della vita straordinaria, ma che ancora troppo spesso non riesce a offrire ai suoi giovani le condizioni per restare.

Ogni estate, quando i fuorisede tornano, Reggio sembra ricordarsi di quanto sia giovane.

Ogni settembre, quando ripartono, si ricorda invece di quanto lavoro ci sia ancora da fare.

Non dovrebbe essere normale dover scegliere tra il proprio territorio e il proprio futuro. Non dovrebbe essere normale amare profondamente un luogo e sentirsi costretti ad allontanarsene per realizzarsi.

Eppure, anche quest’anno, succederà.

Le valigie partiranno. I treni si riempiranno. Le automobili prenderanno l’autostrada. Gli aeroporti vedranno nuovi arrivederci.

E Reggio tornerà più silenziosa.

Ma resterà lì, con il suo Stretto, il suo sole e quella bellezza che nessuna partenza può portarle via.

Forse il vero augurio è che un giorno quei ragazzi possano tornare non soltanto per Ferragosto, per Natale o per qualche settimana d’estate.

Ma per restare.

Perché una città non è davvero piena quando arrivano i turisti. È piena quando i suoi giovani possono scegliere di costruirci la propria vita.

E allora sì, questa estate sta finendo.

Ma la speranza è che, prima o poi, non debba finire anche la speranza di poter restare.


Aggiornamenti e notizie