Il filosofo ha sottolineato come la consapevolezza della mortalità rappresenti l'elemento costitutivo dell'esperienza umana
Nell'ambito del "Calabrie Fes Festival" si è aperta la sessione dedicata alla filosofia con l'incontro dal tema "La morte come pienezza di vita", guidato dal filosofo e poeta Marco Guzzi, fondatore del movimento "Darsi Pace". L'appuntamento, promosso da Osservatorio Da SUD, ha messo al centro della riflessione la finitudine dell'esistenza e il valore trasformativo della consapevolezza del limite.
Durante il suo intervento, Guzzi ha sottolineato come la consapevolezza della mortalità rappresenti l'elemento costitutivo dell'esperienza umana: "La morte non è un evento tra gli altri, ma è quel mistero che caratterizza l'essere umano come tale, l'essere che sa che deve morire, questo determina tutta la sua coscienza". Il filosofo ha evidenziato che rimanere ostaggio del terrore della fine impoverisce l'esistenza e la espone a condizionamenti esterni: "Viviamo tutta una vita nella paura della morte, e quindi una vita povera perché ci chiudiamo, ci difendiamo e diventiamo anche facile preda dei poteri di questo mondo che strumentalizzano questa paura".
A questo atteggiamento difensivo, la pratica contemplativa e il percorso spirituale contrappongono una via di liberazione e rigenerazione interiore: "Lo spegnimento del nostro piccolo io, la morte iniziatica, non ci annienta per niente, ma anzi ci dà una forza, un senso di integrità e anche una energia creativa che mai ci aspetteremmo". In questa chiave, il risveglio della coscienza interiore diventa una necessità fondamentale per preservare l'essenza dell'uomo nella società contemporanea: "Ridestare l'esperienza spirituale sia l'unica risposta efficace alla tentazione di disumanizzare l'uomo, artificializzarlo e quindi dominarlo".