Prevenzione e contenimento della diffusione del patogeno promuovendo modelli agricoli sostenibili al centro del dibattito
La minaccia del batterio Xylella fastidiosa mette a rischio l'olivicoltura calabrese, un settore che rappresenta una fondamentale risorsa economica per la regione. Per prevenire e contrastare la diffusione del patogeno promuovendo modelli agricoli sostenibili, la Sala del Consiglio Comunale di San Ferdinando ha ospitato un importante workshop dedicato alla tutela degli oliveti. L'assessore comunale Antonio Gaudioso, ha aperto i lavori esprimendo gratitudine verso gli esperti intervenuti: "Ringraziamo tutti i relatori che con la loro professionalità mettono stasera a servizio del nostro territorio le loro competenze professionali".
Il batterio in questione è un organismo da quarantena, del tutto assente in Europa fino a pochi anni fa e oggi tenuto sotto stretta osservazione. Donato Boscia, esperto del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha chiarito la natura del patogeno individuato: "Quello ritrovato qui in Calabria appartiene alla stessa sottospecie e allo stesso ceppo di quello che è stato ritrovato in Puglia, una sottospecie che si chiama pauca e che è risultato essere particolarmente aggressivo e dannoso nei confronti dell'ulivo". Boscia ha inoltre spiegato che i sintomi visibili, caratterizzati dal disseccamento improvviso dei rami apicali con le foglie che rimangono attaccate, si manifestano quando la pianta è già infetta da più di un anno. Risultano quindi fondamentali i campionamenti e le analisi di laboratorio per una diagnosi precoce.
Per proteggere il patrimonio olivicolo locale, le contromisure attuali si rivelano drastiche ma necessarie. Giovanni Pandullo, dirigente del Servizio Fito-Sanitario della Calabria, ha illustrato il rigido piano di intervento: "C'è solo in questo momento un'azione da fare: l'eradicazione, la distruzione e l'eventuale bruciatura in loco nella zona infetta, cioè dove abbiamo trovato le prime sette piante positive". I regolamenti prevedono l'eradicazione all'interno di una circonferenza di 80 metri attorno a ogni singola pianta malata, a cui si aggiunge un attento monitoraggio in un'area cuscinetto estesa per ulteriori due chilometri e mezzo. Lo sforzo attuale è tutto concentrato nel contenere il focolaio nelle zone già individuate, al fine di scongiurare "un danno che Regione Calabria non può permettersi".