Falsi accordi di locazione utilizzati per iscrivere cittadini extracomunitari nei registri della popolazione residente
Falsi contratti di assunzione e di locazione per consentire a cittadini extracomunitari di iscriversi nei registri della popolazione residente a Lamezia Terme, sono stati scoperti dai finanzieri del Gruppo di Lamezia che hanno notificato l'avviso di conclusione indagini emesso dalla Procura della Repubblica a 61 persone, 14 delle quali italiane.
Nei confronti degli indagati vengono ipotizzati i
reati di favoreggiamento all'immigrazione clandestina, falso ideologico in atto
pubblico, truffa, omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale,
indebita percezione di indennità del reddito di cittadinanza e di erogazioni a
danno dello Stato.
I gestori del sistema illecito, avvalendosi anche della
complicità "abituale" di un pubblico ufficiale che avrebbe fatto
false attestazioni nei verbali di accertamento di residenza, avrebbero prodotto
false comunicazioni di assunzione, nonché falsi contratti di locazione, poi
registrati presso i competenti uffici dell'Agenzia delle Entrate, allo scopo di
favorire l'illecita permanenza e, talvolta, garantire il rinnovo del permesso
di soggiorno di numerosi extracomunitari.
Nell'inchiesta risulterebbero coinvolti anche un altro
dipendente pubblico per una sola vicenda di falso in verbale di accertamento di
residenza e un pubblico ufficiale per rivelazione di segreto d'ufficio in
quanto avrebbe riferito dell'ispezione compiuta nel suo ufficio dalla Guardia
di finanza.
Altri indagati si sarebbero prodigati per documentare
fittizie assunzioni di lavoratori domestici ed organizzare finti matrimoni tra
cittadini italiani, a volte anche ultrasettantenni, con giovani donne di
origine magrebina.
Nel corso delle indagini è stato anche individuato un
patronato di Lamezia Terme gestito da soggetti che, pur risultando disoccupati
e percettori del reddito di cittadinanza, avrebbero tratto illeciti guadagni
dai corrispettivi chiesti a cittadini extracomunitari per curare le pratiche di
assunzione fittizia.
A 55 persone, a causa delle false comunicazioni dalle quali
risultava la residenza in Italia da almeno dieci anni, è stato revocato il
beneficio del reddito di cittadinanza.