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Mare Monstrum 2026, la Calabria resta tra le regioni più colpite dai reati contro il mare

Autore Giorgia Rieto | gio, 03 set 2026 10:42 | Legambiente Mare Calabria

In Calabria 1.929 reati accertati nel 2025. La regione è quarta in Italia per illegalità lungo le coste

La Calabria resta tra le regioni italiane maggiormente interessate dai fenomeni di illegalità ai danni del mare e delle coste. È quanto emerge dalla ventottesima edizione di “Mare Monstrum 2026”, il report di Legambiente dedicato all’aggressione criminale del patrimonio marino e costiero italiano.

Nel 2025 sono stati 1.929 i reati accertati in Calabria, un dato che colloca la regione al quarto posto della classifica nazionale, alle spalle di Campania, Puglia e Sicilia. Un quadro che conferma la particolare vulnerabilità del territorio calabrese, dove l’inquinamento, il ciclo illegale del cemento e la pesca di frodo continuano a rappresentare alcune delle principali emergenze.

Particolarmente significativo è il dato relativo al mare inquinato: con 731 reati, la Calabria occupa il terzo posto nazionale. La regione si colloca inoltre al quarto posto per il ciclo illegale del cemento, con 588 reati, e al terzo posto per la pesca illegale, con 528 violazioni. È invece nona per i reati legati al Codice della navigazione e alla nautica da diporto, comprese le violazioni commesse nelle aree protette.

I numeri nazionali

A livello nazionale, nel 2025 sono stati accertati 20.490 reati lungo le coste italiane, il 20,4% in meno rispetto all’anno precedente, accompagnati da 36.322 illeciti amministrativi. Complessivamente si contano quindi 56.812 violazioni, una media di circa 156 illeciti al giorno e più di sei ogni ora.

Il calo dei reati, secondo Legambiente, non deve però essere interpretato come un miglioramento netto della situazione. Tra le cause viene infatti indicata anche la contrazione dei controlli sul territorio, diminuiti del 19,8% rispetto al 2024.

A guidare la classifica nazionale è l’inquinamento, con 7.317 reati, pari al 35,7% del totale. Seguono il ciclo illegale del cemento con 6.189 reati, la pesca illegale con 4.338 e le violazioni del Codice della navigazione e della nautica da diporto con 2.646 reati.

Le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, concentrano da sole il 53,6% dell’illegalità accertata lungo le coste italiane.

L’allarme di Legambiente Calabria

«Il report Mare Monstrum restituisce il quadro di una Calabria che sta cercando di affrontare problematiche annose nell’ottica del ripristino della legalità a tutela del mare e coste», sottolinea Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria.

La situazione, tuttavia, resta preoccupante. «La nostra regione rimane, purtroppo, nelle prime posizioni per quanto riguarda il ciclo del cemento, l’inquinamento e la pesca illegalez, evidenzia Parretta, dimostrando anche il ruolo nefasto che la criminalità organizzata continua ad esercitare».

La presidente regionale richiama però anche alcuni segnali positivi, a partire dalla diminuzione complessiva dei reati. Un risultato che, secondo Legambiente, deve essere letto tenendo conto sia della diminuzione dei controlli sia della maggiore efficacia preventiva derivante dal sistema di contrasto ai delitti ambientali.

Tra gli elementi citati figurano anche le inchieste giudiziarie calabresi sul sistema della depurazione.

Una sfida ancora aperta

Il quadro tracciato dal report conferma dunque la necessità di mantenere alta l’attenzione sulla tutela del mare calabrese. Legambiente chiede un maggiore impegno da parte di Governo, Parlamento, Regioni e Comuni, puntando sul rafforzamento dei controlli, sul completamento dei sistemi di depurazione, sulla lotta all’abusivismo edilizio e sulla tutela della biodiversità.

Sul fronte della pesca, inoltre, l’organizzazione sollecita un ulteriore rafforzamento delle misure contro le attività illegali.

«La strada da percorrere è ancora lunga, conclude Anna Parretta, ma dobbiamo avere la consapevolezza che la tutela dell’ambiente è una priorità assoluta».

Un messaggio che assume particolare rilevanza per una regione come la Calabria, dove la tutela delle coste rappresenta non soltanto una questione ambientale, ma anche una componente fondamentale per il futuro del territorio, dell’economia e del turismo.



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