L’associazione M.I.D.A.S. denuncia l’esclusione di una studentessa in carrozzina durante il Salone dell’Orientamento
Il Movimento Italiano diversamente abili solidale (M.I.D.A.S) esprime la propria netta e incondizionata vicinanza alla classe degli assistenti educativi che nei giorni scorsi hanno manifestato a Piazza Italia, a Reggio Calabria, chiedendo un incontro urgente con il sindaco. Chiediamo a gran voce che queste figure professionali vengano ricevute e che si trovino tempestivamente le giuste condizioni per consentire loro di continuare a svolgere la propria missione. Gli assistenti educativi sono pilastri fondamentali per i nostri ragazzi: senza di loro, il diritto allo studio e la continuità scolastica vengono drasticamente compromessi.
Una situazione di grave incoerenza istituzionale che si lega drammaticamente a quanto denunciato recentemente proprio nel cuore dell'amministrazione comunale. A Palazzo San Giorgio, sede del Comune di Reggio Calabria, dove si dovrebbe dare il primo esempio di civiltà e accessibilità, una studentessa in carrozzina è stata esclusa dal Salone dell'Orientamento. L'assenza di un ascensore funzionante le ha impedito di raggiungere gli spazi dell'iniziativa, costringendola a rimanere fuori mentre i suoi compagni di classe partecipavano all'evento.
Con quale faccia si parla di abbattimento delle barriere architettoniche se, nel palazzo che rappresenta la città, una barriera impedisce a una studentessa di partecipare come tutti gli altri? Mentre si parla di futuro, opportunità e inclusione nei convegni istituzionali, nei fatti si consuma l'esclusione.
L'inclusione non è una concessione, un favore o una formula di facciata da inserire nei comunicati, ma un diritto primario che deve essere garantito prima ancora di essere proclamato. Quando persino il Palazzo del Comune diventa un ostacolo insormontabile, parlare di accessibilità suona come una beffa inaccettabile.
Il Movimento Midas non intende strumentalizzare la disabilità, ma esige che i diritti siano rispettati. È necessario chiarire chi abbia verificato l'accessibilità della sede, quali soluzioni siano state predisposte e perché si sia permesso che una studentessa venisse isolata dalle attività destinate ai suoi coetanei.
Le barriere architettoniche si abbattono con i fatti e con gli interventi strutturali, non con le dichiarazioni d'intenti. L'inclusione si dimostra facendo entrare tutti, non giustificando gli esclusi.