L'Italia celebra San Francesco, Russo: "La giustizia si faccia fraternità, nessuno sia lasciato ai margini"

Autore Redazione Web | dom, 04 ott 2026 20:18 | Russo San-Francesco Giustizia Diritti Garante-Regionale Calabria

La Garante Regionale dei diritti delle persone detenute e private della libertà personale interviene sulle fragilità del nostro tempo

"Nel giorno in cui l’Italia celebra San Francesco d’Assisi, Patrono della Nazione e simbolo universale di fraternità, siamo chiamati a interrogarci sul significato più autentico della giustizia. Una democrazia non si misura soltanto dalla forza delle proprie leggi, ma dalla capacità di rendere effettivi i diritti, soprattutto per chi rischia di rimanere indietro. Uno Stato è davvero giusto quando nessuna fragilità diventa una condanna e nessuna persona viene relegata ai margini della comunità".

A scriverlo in una nota è Giovanna Francesca Russo, Garante Regionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale.

"Oggi troppe famiglie non si chiedono quale futuro costruire, ma a cosa rinunciare: a una cura, allo studio dei figli, alla serenità quotidiana. Quando questo accade, la povertà non è più soltanto una questione economica: diventa una questione di dignità, libertà e qualità della democrazia. Il principio che dovrebbe guidarci è semplice e radicale: non possiamo accettare per gli altri ciò che non accetteremmo per noi stessi o per i nostri figli".

"La Costituzione, all’articolo 3, affida alla Repubblica un compito preciso: rimuovere gli ostacoli economici e sociali che impediscono il pieno sviluppo della persona. Rimuovere significa agire. Significa non considerare inevitabili la povertà, la marginalità, la solitudine, la malattia o l’abbandono. Il futuro negato a un giovane, la fragilità di una famiglia, la solitudine di un anziano, la sofferenza di un malato o la dignità violata di una persona detenuta non sono questioni private: interrogano l’autorevolezza delle Istituzioni e la tenuta morale della comunità nazionale".

"Nell’esperienza quotidiana di Garante regionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale della Calabria, misuro ogni giorno la distanza che può separare un diritto scritto da un diritto realmente vissuto. È proprio dentro quella distanza che si misura la credibilità dello Stato. Anche nell’esecuzione della pena esiste un limite invalicabile: lo Stato può privare una persona della libertà, mai della sua dignità. La dignità non si perde con una condanna, perché appartiene alla persona prima ancora che al cittadino".

"San Francesco ci consegna allora una domanda che riguarda tutti: quanto vale per noi una persona quando non possiede ricchezza, potere, influenza o nulla da offrirci in cambio? La risposta misura la nostra idea di giustizia e la qualità della nostra civiltà. Per questo serve una responsabilità comune, capace di superare appartenenze, ruoli e individualismi, chiamando insieme Istituzioni, politica, giuristi, informazione, comunità religiose, Terzo settore e società civile".

"E dalla Calabria, terra segnata da fragilità strutturali profonde, ma anche da straordinarie energie umane, deve partire un messaggio chiaro: il luogo in cui si nasce, la condizione economica, una malattia, una fragilità sociale o la condizione detentiva non possono determinare il valore di una persona né limitarne il diritto al futuro. I diritti umani cominciano dalla vita concreta delle persone non esclusivamente nei trattati. E la giustizia torna davvero a essere giusta quando smette di chiedere agli ultimi di aspettare e comincia, finalmente, a camminare verso di loro con risposte concrete", conclude il garante Russo.

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