Antonello Catalano, campione dimenticato: la storia di un gigante dello sport paralimpico reggino

Autore Giorgia Rieto | ven, 02 ott 2026 17:06 | Antonello-Catalano Tennis Sport-Paralimpico

Tra i più vincenti del tennis paralimpico italiano, ha portato il nome di Reggio Calabria sui campi di tutta Italia. Oggi, però, dietro i successi resta il silenzio di una città che sembra averlo dimenticato

Ci sono storie che meritano di essere raccontate non soltanto per le medaglie, le vittorie e i trofei. Ci sono storie che meritano di essere ascoltate perché, dietro ogni successo, raccontano sacrifici, ostacoli, determinazione e soprattutto persone.

Quella di Antonello Catalano è una di queste.

L'atleta reggino è ormai una vera istituzione nel panorama del tennis paralimpico per disabili. Una carriera costruita con passione e sudore, fatta di vittorie e riconoscimenti, che lo ha portato ai vertici della disciplina.

Eppure, oggi, c'è una domanda che pesa più di qualsiasi risultato sportivo: dove è finita Reggio Calabria?

Siamo andati a trovare Antonello per conoscere da vicino l'uomo che si nasconde dietro il campione. E accanto a lui abbiamo incontrato due persone che ne conoscono ogni sacrificio: il maestro e amico Demetrio Crucitti e il papà Domenico Catalano.

Il maestro: «Antonello è molto più delle sue vittorie»

Demetrio Crucitti, maestro e amico di Antonello, ne racconta il percorso con parole che vanno oltre lo sport.

Perché parlare di Catalano significa parlare di un atleta capace di trasformare le difficoltà in energia, ma anche di una persona che, nel rapporto quotidiano con chi gli sta vicino, ha saputo lasciare un segno profondo.

Crucitti ne ha ricordato ai microfoni di ReggioTV le qualità sportive e soprattutto quelle umane. Un legame che nasce sul campo, ma che con il tempo è diventato anche una vera amicizia.

Dietro ogni partita, ogni allenamento e ogni vittoria c'è infatti un percorso fatto di sacrifici condivisi, di momenti difficili e della capacità di non mollare.

L'orgoglio di un padre

Poi ci sono gli occhi di un padre.

Domenico Catalano parla del figlio con l'orgoglio di chi ha visto da vicino ogni passo della sua carriera. Ogni vittoria, ogni caduta, ogni ripartenza.

Ma nelle sue parole, accanto all'orgoglio, emerge anche un sentimento più amaro: il rammarico per una città che, secondo la famiglia, sembra essersi dimenticata di Antonello.

Un campione che ha portato il nome di Reggio Calabria sui campi da tennis e che oggi, nonostante una carriera costellata di risultati, rischia di essere conosciuto molto meno di quanto meriterebbe.

Ed è forse proprio questa la parte più dolorosa della storia.

Perché il riconoscimento non è soltanto una coppa o una medaglia. È anche una pacca sulla spalla, una telefonata, una tribuna piena, qualcuno che dica “siamo orgogliosi di te”.

Una storia che non dovrebbe essere dimenticata

Antonello Catalano continua a essere un atleta. Continua ad allenarsi, a vivere lo sport e a rappresentare una realtà che troppo spesso viene raccontata soltanto quando arriva una grande vittoria.

Ma la sua storia dice qualcosa di più.

Dice che lo sport paralimpico non è uno sport di serie B. Dice che dietro una disabilità può esserci un talento straordinario. Dice che le barriere più difficili da abbattere, a volte, non sono quelle fisiche, ma quelle dell'indifferenza.

E allora la storia di Antonello diventa anche una domanda rivolta alla sua città.

Come è possibile dimenticare uno dei suoi atleti più vincenti?

ReggioTV è andata a cercarlo. Non soltanto per raccontare le sue vittorie, ma per riportare alla luce l'uomo, il campione, il figlio e l'amico.

Perché Antonello Catalano non chiede soltanto di essere ricordato per ciò che ha vinto.

Forse chiede semplicemente di non essere dimenticato.

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