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Le frittole e la Festa della Madonna della Consolazione: il profumo della memoria reggina

Autore Giorgia Rieto | sab, 12 set 2026 13:45 | Frittole Reggio-Calabria Festa-Di-Madonna

La tradizione vuole infatti che il periodo della macellazione del maiale fosse legato alle grandi festività dell'anno

A Reggio Calabria settembre ha un profumo preciso: quello delle frittole.

È un profumo intenso, antico, popolare. Un profumo che esce dalle cucine, dalle macellerie, dalle grandi caddare messe sul fuoco e che, nelle giornate della Festa della Madonna della Consolazione, sembra diventare parte stessa del paesaggio della città.

Per i reggini la festa della Madonna non è soltanto una ricorrenza religiosa. È un appuntamento dell'anima, un rito collettivo che attraversa generazioni, famiglie e quartieri. È il ritorno di chi vive lontano, l'incontro tra vecchi amici, la passeggiata per le strade del centro, le bancarelle, le luminarie, la musica, la processione, la Vara portata a spalla e, immancabilmente, la tavola.

E proprio qui le frittole assumono un significato che va ben oltre quello gastronomico.

Il maiale, la festa e una civiltà contadina

La tradizione delle frittole nasce dentro quella cultura contadina nella quale il maiale rappresentava una vera risorsa per la famiglia. Da qui il celebre principio popolare calabrese:

“Ru pòrcu non si jètta nènti”.

Del maiale non si butta via niente.

Le frittole sono figlie di questa filosofia: una cucina povera solo in apparenza, perché dietro ogni preparazione c'è una profonda cultura del rispetto per il cibo, del risparmio, della condivisione e della capacità di trasformare ogni parte dell'animale in qualcosa da portare sulla tavola.

La preparazione tradizionale avviene lentamente, nella caddara, la grande pentola nella quale la carne di maiale cuoce a lungo. È un rito che un tempo coinvolgeva intere famiglie e comunità e che trasformava la macellazione del maiale in un momento di socialità.

La carne diventava così carne della festa, un alimento prezioso che non apparteneva soltanto alla cucina, ma alla vita della comunità. 

Quando arriva la Madonna, arrivano anche le frittole

A Reggio Calabria esiste un'associazione quasi istintiva tra la Festa della Madonna della Consolazione e le frittole.

Non è un semplice abbinamento culinario. È memoria.

La tradizione vuole infatti che il periodo della macellazione del maiale fosse legato alle grandi festività dell'anno, dalla festa della Patrona fino al Carnevale, con le frittole protagoniste delle tavolate e delle occasioni di festa. 

E così, quando arriva settembre, il reggino riconosce la festa anche con il naso.

Prima ancora di vedere le luminarie, prima ancora di arrivare in piazza, può capitare di sentire nell'aria quel profumo particolare della carne che cuoce lentamente.

È un profumo che sa di casa.

Sa delle domeniche di una volta, delle tavolate numerose, dei nonni, dei parenti arrivati da lontano. Sa di vino, pane e conversazioni interminabili. Sa di una Calabria nella quale il cibo era soprattutto un modo per stare insieme.

La Festa Marònna: fede e popolo

La Festa della Madonna della Consolazione è considerata la festa per eccellenza di Reggio Calabria. La tradizione della processione dell'Effigie risale al 1636, mentre il quadro venerato, opera del pittore reggino Nicolò Andrea Capriolo, risale al 1547

Ogni anno la città si raccoglie attorno alla sua Madonna.

La Vara attraversa le strade portata sulle spalle dei portatori, mentre la folla accompagna il percorso tra preghiera, emozione e partecipazione popolare.

È una festa nella quale sacro e profano, fede e folklore, devozione e convivialità convivono senza necessariamente contraddirsi.

Dopo la processione ci sono le bancarelle, la musica, le giostre, la tarantella, i dolci della tradizione e i sapori della cucina reggina.

E ci sono loro: le frittole.

Il Comune e il Turismo di Reggio Calabria le indicano esplicitamente tra le specialità gastronomiche legate alla festa, ricordando come oggi siano diventate anche una forma di street food, servite come assaggio del maiale cotto lentamente nella caratteristica caddara

Un piatto che racconta una città

Forse è proprio questo il valore culturale delle frittole.

Non sono un piatto elegante. Non hanno bisogno di essere presentate con grandi costruzioni gastronomiche.

Sono popolari.

E proprio per questo raccontano Reggio Calabria con una forza straordinaria.

Raccontano una città affacciata sullo Stretto, ma con radici profonde nell'entroterra e nella cultura contadina. Raccontano la capacità di trasformare la necessità in tradizione, la povertà in sapienza, il poco in qualcosa da condividere.

Una frittolata non è soltanto un pasto.

È una tavola attorno alla quale si parla, si ride, si ricorda.

È il gesto di offrire un pezzo di carne a chi arriva.

È il pane che raccoglie il sugo e il sapore della cottura.

È il bicchiere di vino che accompagna la conversazione.

È soprattutto stare insieme.

Il profumo come patrimonio immateriale

Ci sono tradizioni che non hanno bisogno di essere conservate in un museo.

Vivono per strada.

Vivono nei racconti degli anziani, nelle mani di chi ancora prepara la carne secondo l'antica maniera, nelle macellerie che a settembre tornano a riempirsi, nelle famiglie che si ritrovano.

Vivono nell'odore.

E quello delle frittole è uno degli odori più riconoscibili della Festa della Madonna.

Perché il patrimonio popolare non è fatto soltanto di monumenti, processioni e opere d'arte. È fatto anche di sapori, gesti, parole, suoni e profumi.

La Festa della Madonna della Consolazione riesce ancora oggi a mettere insieme tutti questi elementi: la fede, la storia, il folklore, la musica, la cucina e la socialità. Il risultato è una festa profondamente reggina, nella quale il passato non viene semplicemente ricordato, ma torna a vivere.

Settembre, a Reggio, sa di frittole

E allora forse si può dire che, per capire davvero la Festa della Madonna della Consolazione, bisogna guardarla con gli occhi di chi la vive da sempre.

Bisogna vedere la Vara che avanza tra la folla.

Sentire le campane.

Ascoltare il rumore dei passi e le voci della gente.

Guardare le luminarie accendersi sul corso.

Sentire la musica e, magari, il ritmo di una tarantella.

E poi fermarsi davanti a una caddara fumante.

Perché mentre la Madonna attraversa la città, anche un'altra memoria attraversa Reggio: quella di una cucina povera e generosa, nata nelle campagne e arrivata fino alle strade del centro.

Le frittole sono questo: un pezzo di storia mangiato con le mani.

Sono il sapore della festa, ma soprattutto il sapore della memoria.

E quando settembre torna a Reggio Calabria, insieme alla Madonna della Consolazione torna anche quel profumo.

Un profumo che i reggini riconoscono subito.

Il profumo della loro festa.

Il profumo di casa.


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