Aldo Fiorenza, un uomo da ricordare oltre l'obiettivo

Autore Grazia Candido | gio, 03 set 2026 07:20 | Memorial Calcio Gallico Aldo Fiorenza

Secondo memorial per tenere vivo il ricordo di un professionista reggino che ha lasciato un'eredità fatta di amicizia, lealtà, umanità 

Ci sono vite che non si possono racchiudere dentro un mestiere, dentro un album di fotografie o dentro il ricordo di una singola giornata. Ci sono persone che, con il loro modo di essere, riescono a lasciare qualcosa di molto più profondo: un sentimento, un insegnamento, un sorriso, la sensazione di aver incontrato una persona speciale. Aldo Fiorenza è stato questo.

La fotografia è stata la sua grande compagna di viaggio. Per anni ha guardato il mondo attraverso un obiettivo, cercando di fermare ciò che altrimenti sarebbe passato troppo velocemente: un volto, un'espressione, la gioia di una vittoria, la delusione di una sconfitta, un momento di vita. Ma chi ha conosciuto Aldo sa che il suo vero talento non era soltanto quello di saper cogliere un'immagine. Era quello di saper cogliere le persone.

Aldo era un fotografo, ma prima ancora era un uomo. Un uomo che ha costruito rapporti, stretto amicizie, condiviso pezzi di vita. Un padre, un marito, un amico, un professionista. Una persona che ha fatto della bontà e della lealtà due tratti naturali del proprio carattere e della professionalità una forma di rispetto verso il lavoro e verso gli altri.

Non serviva conoscerlo per una vita intera per capire che tipo di persona fosse. Bastava incontrarlo, parlarci, lavorare insieme a lui, condividere una giornata. Aldo aveva quella qualità rara di chi riesce a farti sentire a tuo agio senza fare nulla di particolare. Era la sua maniera di stare con gli altri, semplice e sincera.

Ed è proprio per questo che oggi il suo ricordo non appartiene soltanto alla famiglia. Aldo appartiene a tutti quelli ai quali, in questi anni, ha donato qualcosa.

Ha donato tempo. Ha donato amicizia. Ha donato disponibilità. Ha donato professionalità. Ha donato sorrisi e, soprattutto, ha lasciato negli altri un esempio di umanità.

Le fotografie possono fermare un istante, ma non possono fermare una vita. Quello che rimane davvero è ciò che una persona riesce a trasmettere agli altri. E Aldo, senza probabilmente rendersene conto, ha costruito negli anni una grande eredità fatta di buoni sentimenti.

È questa eredità che il Memorial Aldo Fiorenza vuole custodire. Sabato 5 settembre, allo stadio "N. Lo Presti" di Gallico, il suo nome tornerà a stare in mezzo alla gente, al calcio, ai ragazzi, alle famiglie e agli amici. In campo ci saranno le scuole calcio Val Gallico e Villese RV, ma il vero protagonista sarà ancora una volta quel sentimento che nasce quando una comunità decide di non dimenticare una delle sue persone più care.

Un Memorial non è soltanto una manifestazione sportiva. È un modo per continuare a pronunciare un nome. È una porta che si apre sui ricordi. È la possibilità di raccontare ai più giovani chi era una persona che magari non hanno avuto l'opportunità di conoscere. E allora quei ragazzi che correranno sul terreno di gioco saranno parte di qualcosa di più grande della partita. Saranno dentro una storia.

La storia di un uomo che ha trascorso una parte importante della propria vita raccontando attraverso le immagini gli altri e che oggi viene raccontato attraverso le emozioni di chi lo ha conosciuto.

Forse, è questa la cosa più bella che possa accadere quando una persona non c'è più: non essere ricordata soltanto per ciò che ha fatto, ma per ciò che ha fatto nascere negli altri.

Aldo ha lasciato affetto. Ha lasciato rispetto. Ha lasciato amicizie. Ha lasciato insegnamenti. Ha lasciato alla sua famiglia un patrimonio umano che non si misura e non si consuma. E ha lasciato a chi lo ha incontrato la memoria di una persona autentica, buona, leale, capace di fare il proprio lavoro con serietà senza mai perdere il valore dei rapporti umani.

Il suo obiettivo ha raccolto migliaia di immagini. La sua vita ha raccolto molto di più: persone. E saranno proprio quelle persone, sabato, a restituirgli simbolicamente ciò che Aldo ha saputo donare negli anni: un abbraccio collettivo, un pensiero, un sorriso, una presenza.

Perché il tempo può cambiare le abitudini, può rendere lontani i giorni vissuti insieme, può farci sentire più forte la mancanza. Ma non riesce a cancellare la bontà, la lealtà, l'amore di un padre e, soprattutto, non cancella il bene che una persona ha seminato lungo il proprio cammino.

Il Memorial Aldo Fiorenza nasce proprio da qui: dal desiderio di continuare a far germogliare quel bene.

Aldo non c'è più per scattare una fotografia, ma c'è ancora, in un certo senso, dentro tutte quelle fotografie che vivono nella memoria di chi gli ha voluto bene. E forse la sua immagine più bella non è quella che troviamo in un album.

È quella che ciascuno porta dentro di sé. Quella di un uomo buono, leale, un professionista serio, un amico sincero. Un uomo che ha saputo lasciare qualcosa di sé negli altri.

Ed è questa, più di ogni altra, l'eredità che vale la pena continuare a raccontare.

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