Le Grotte di Zungri una piccola Nazareth: l'umanità di San Giuseppe nel nuovo corto di Mimmo Calopresti

Autore Redazione Web | mer, 02 set 2026 17:18 | San-Giuseppe Zungri Grotte Mimmo-Calopresti Marcello-Fonte

Il film, interpretato da Marcello Fonte, esplora una prospettiva inedita di una delle figure bibliche più enigmatiche

Per quattro giorni l'insediamento rupestre delle Grotte di Zungri, in provincia di Vibo Valentia, si è trasformato in una suggestiva Nazareth per ospitare il set di "Giuseppe, il padre terreno". Il nuovo cortometraggio, diretto da Mimmo Calopresti e interpretato da Marcello Fonte, esplora una prospettiva inedita di una delle figure bibliche più enigmatiche. Sostenuto dalla Calabria Film Commission e prodotto da Emanuele Bertucci per Mediano Film, il progetto eleva il territorio calabrese da semplice sfondo a elemento narrativo fondamentale.

L'obiettivo del regista è stato fin da subito quello di allontanarsi dall'astrazione per riportare il mito alla quotidianità. Calopresti ha infatti spiegato la volontà di portare la parte biblica "sulla terra, sul reale, sulla vita di tutti i giorni", scegliendo appositamente un luogo primordiale che restituisse con forza l'idea di antichità. L'insediamento vibonese si è rivelato una scoperta folgorante per il cineasta: "Queste grotte mi hanno stupito, sono di una bellezza esagerata. Quando le vedi capisci qualcosa di più della vita e del mondo".

Al centro della narrazione c'è l'indagine su un personaggio essenziale ma "senza tempo", che la tradizione lascia spesso nell'ombra. L'attore Marcello Fonte ha evidenziato il cuore dell'opera ponendo un quesito cruciale: che fine ha fatto Giuseppe prima di sparire improvvisamente dai racconti? Il corto nasce proprio dal desiderio di "vedere che cosa ha fatto, come l'ha vissuta questa storia dal suo punto di vista".

Si tratta di un racconto profondamente intimo, come confermato dal produttore Emanuele Bertucci, il quale ha sottolineato come le vicende siano mostrate "dal punto di vista dell'uomo Giuseppe che si trova, suo malgrado, a diventare padre, ma non di un figlio qualsiasi, ma del figlio di Dio".

Un'opera ambiziosa che, grazie anche al lavoro del direttore della fotografia Davide Manca, ha saputo creare una perfetta sinergia tra location, costumi e scenografie, regalando al pubblico immagini estremamente suggestive e allontanandosi dai consueti standard dei prodotti brevi per ambire a un respiro cinematografico più alto.

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