Gentile dott, Lamberti, in attesa che Rtv possa gestire in futuro anche la rubrica “Le risposte del Direttore”, le sarei grato se nel corso di una prossima puntata del “Salotto dell’Editore” uno qualunque dei suoi cortesi ospiti rispondesse ad almeno una delle quattro domande che qui di seguito proverò a formulare meglio che posso:
a) Quale funzione assolvono i video terminali (perennemente spenti) rivolti non si sa bene verso chi, che nell’aula del Consiglio comunale della nostra città sono collocati davanti a ciascun Consigliere ? Siccome non ho mai visto niente di simile in altre aule consiliari, mi viene il sospetto che i video terminali di cui parlo siano imparentati con i celebri orologi marca “Lofaro”che fino a qualche anno or sono troneggiavano arrugginiti in certi angoli della città.
b) Come mai nessuno si è ancora accorto del grave pericolo costituito dalla spennacchiata aiuola di forma allungata che sfregia il preziosissimo spazio esistente tra i due semafori che si trovano all’incrocio tra Viale Calabria e le due bretelle che collegano ponte San Pietro con ponte Calopinace e viceversa ? Non appena il semaforo che si trova alla fine di Viale Calabria segna verde, chi proviene da sud e prosegue per immettersi nella bretella che scende verso ponte Calopinace, si vede sbucare davanti alle ruote questo strampalato manufatto, e se non è lesto a sterzare a destra, ci finisce dentro sfasciando l’auto. E sempre a proposito di questo autentico castigo di Dio, è bene fare due importanti considerazioni che ne provano ad un tempo l’inutilità e la pericolosità. La prima considerazione nasce dal fatto che quando il semaforo posto alla fine di Viale Calabria dà il segnale verde agli gli automobilisti che provenienti da sud vogliano immettersi nella bretella discendente verso il ponte Calopinace, nessun mezzo può percorrere in senso opposto alla loro marcia il breve tratto stradale che unisce le due bretelle. Nella circostanza, infatti, il semaforo che è all’incrocio tra la bretella che da ponte San Pietro scende al Calopinace, e il breve tratto di strada di cui parlo, non può che segnare rosso. Ragion per cui non è possibile che altre macchine possano invadere il breve tratto stradale che unisce le due bretelle, perciò l’aiuola non serve a dividere alcunché ed è quindi totalmente inutile. Ovviamente vale lo stesso discorso quando questo semaforo segna verde, mentre segna rosso il semaforo che è alla fine di Viale Calabria. La gravissima pericolosità del manufatto si manifesta invece quando il semaforo di Viale Calabria dà via libera sia agli automobilisti che trovandosi sulla corsia di sinistra del Viale devono immettersi nella bretella che scende verso il Calopinace, sia agli automobilisti che trovandosi sulla corsia di destra del Viale devono svoltare a destra per dirigersi verso il ponte di San Pietro. Nella circostanza, mentre i primi scattando in avanti sono costretti a sterzare un po’a destra perché altrimenti finirebbero diritti contro l’aiuola, i secondi tendono ad allargare a sinistra per curvare più agevolmente a destra. E se per caso uno dei due automobilisti ha la sfortuna di trovarsi fianco a fianco con un camion, un autobus, oppure con altro automezzo di notevole volume, il pericolo di collisione tra i due mezzi diventa reale. Provare per credere.
c) Com’è che i cittadini di Reggio Calabria non si rendono conto che il lido di una volta era molto più bello di quello di oggi il quale non è altro che un’ammucchiata di grigiastri e anonimi loculi verticali simili a quelli che si trovano nel cimitero di Condera ? Com’è che i cittadini di Reggio Calabria non sanno di possedere un tesoro d’inestimabile valore che andrebbe visto come la naturale prosecuzione verso il mare della soprastante Via Marina, e come tale strategicamente rifatto ed economicamente valutato e gestito ? Anche se tutto ciò non sembra avere alcuna importanza per gl’ignari indigeni, non mi pare che in Italia esista altra città che abbia un lido balneare interamente collocato al centro del proprio ombelico. A mio modesto parere l’attuale lido comunale dovrebbe essere ridotto in frantumi a partire dalle fondamenta, e poi ricostruito da fior di architetti con lo stesso stile delle “baracchette” anteguerra, quelle con davanti quel piccolo portico fatto apposta per le chiacchiere delle nostre mamme che di sicuro lo rimpiangono finanche dal paradiso. Dovrebbe stendersi senza soluzione di continuità dalla foce del torrente Annunziata fin quasi alla Stazione Centrale. Come quello che “c’era una volta”ai tempi del Cavaliere Fortugno, il nuovo lido dovrebbe avere scivoli a mare, trampolini, una rotonda più bella e luminosa di quella di prima, ed infine un approdo fisso per natanti di una certa stazza. Senza meno in questo mondo esistono luoghi migliori del nostro lido, ma tra quelli non ce ne potrà mai essere uno che abbia per sfondo le coste siciliane con la fumante cima perennemente innevata della montagna dove Efesto forgiava le armature degli dei. Senza dilungarmi troppo e andando al sodo, ritengo che un lido così concepito possa diventare strumento di lavoro, e portare benessere e ricchezza alla nostra città che secondo me ha tutte le carte in regola per diventare
d) Chi è che il 25 luglio scorso ha fatto mettere la lapide che è sulla parete nord dell’hotel Miramare, prospiciente la piazzetta dove sbocca la scala mobile ? Sembra una domanda banale, ma invece non è così. Infatti, come ognuno potrà accertarsene, la lapide non indica affatto chi abbia preso l’iniziativa di collocarla in quel luogo. La stessa, dopo aver ricordato l’infame cacciata degli ebrei dalla nostra città avvenuta cinquecento anni or sono per decreto reale, solennemente proclama che “questa pietra fu posta il 25 luglio 2011 essendo sindaco Demetrio Arena”. E’palese in re ipsa che la lapide non può che averla voluta il popolo della città di Reggio Calabria, al cui sviluppo culturale ed economico gli “scacciati” attivamente contribuirono per più di un millennio. L’ulteriore, ma non necessaria prova rafforzativa in tal senso, è data poi dal fatto che la lapide è stata posta “essendo sindaco Demetrio Arena”. Ora, “essendo” verissimo che alla data del 25 luglio 2011 egli era effettivamente il sindaco di Reggio Calabria e non di Vattelappesca, ne discende per tabulas che la lapide devono averla messa per forza i cittadini di Reggio Calabria e non altri. Alla fine, dunque, poiché la verità per sua natura ama seguire sempre tracciati lineari, i ghirigori dell’epigrafe non sono serviti ad alcunché. Secondo me sarebbe stato di gran lunga più elegante, oltreché corrispondente al vero, ricordare quei nostri fratelli con le seguenti nude parole: “a perenne ricordo questa pietra fu posta dal popolo reggino il 25 luglio
Ringraziando in anticipo, le porgo più cordiali saluti
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