Con la presente vorrei segnalare quanto segue. Mia nonna è ricoverata presso il ''Grande Ospedale Metropolitano'' di Reggio Calabria per un intervento al cuore da circa 2 mesi ormai. L'Intervento era riuscito benissimo senonchè dopo qualche giorno ha subito un arresto cardiaco e quindi è stata rianimata e spostata presso la terapia intensiva del reparto di cardiochirurgia. Le visite da parte dei familiari causa emergenza COVID19 avvenivano ogni 8 giorni 1/ massimo due persone per volta della durata di 5 massimo 10 minuti ciascuno. In uno dei pochi incontri avuti con mia nonna , la stessa con voce roca mi riferiva le molestie / vessazioni e ingiurie verbali che gli venivano fatte da un infermiere del reparto. La stessa riferiva che ogni volta che espletava le sue funzioni fisiologiche vitali , veniva denigrata con frasi moleste e volgari in dialetto , di quì la sua paura e senso di rabbia per l'impossibilità di difendersi e parlare. Dopo questo incontro mi sono immediatamente recata presso l'Ufficio relazioni con il pubblico , sito all'interno dell'ospedale per segnalare il tutto , nella fattispecie la segnalazione è stata effettuata il 17 / 08 / 2021 , con conseguente attivazione dei meccanismi di controllo e vigilanza su tutto il reparto. Oggi in data 20 / 08 / 2021 venivo telefonicamente contattata dal medico di turno del reparto , non farò nomi per questioni di privacy , il quale mi riferiva che a seguito del ''marasma e dell'agitazione'' in reparto venutasi a creare dopo la segnalazione fatta le visite da parte dei familiari da questo momento in poi sarebbero state interrotte - data la cagionevole - drammatica situazione di salute di mia nonna , infatti non sappiamo se supera i prossimi giorni se non addirittura le ore - noi abbiamo ribattuto che comunque è un nostro diritto vederla sempre nel pieno rispetto delle normative anticovid vigenti , ma lo stesso ribatteva che avremmo dovuto dotarci di un'apposita autorizzazione da parte della Direzione Sanitaria. Vorrei segnalare alla vostra cortese attenzione l'ambiguità e la meschinità di questa decisione , frutto della paura di provvedimenti disciplinari e di vergogna delle azioni quotidiane che alcuni componenti dell'equipe del reparto fanno , noncuranti o meglio fregandosene delle conseguenze cui possono andare incontro. Precludere ai familiari di stare accanto / vedere gli ultimi istanti della vita di una donna / mamma / nonna è quanto più vile ci possa essere sulla faccia della terra , se poi a ciò si aggiunge il fatto che è un provvedimento dettato dalla volontà di celare la malasanità e la mancanza di umanità che si cela dietro molti professionisti. Saline Joniche 20/ 08 / 2021
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