Premesso che il nostro Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi-Melacrino-Morelli” ha abituato noi reggini ad un lungo, triste, elenco di esposti, denunce pubbliche, vertenze legali e persino interrogazioni parlamentari, nella mia veste di dializzato mi sento di segnalare che il reparto di emodialisi sembra quasi voler rincorrere il primato nella classifica delle negligenze, persino in momenti di emergenza sanitaria come quelli che stiamo oggi vivendo. Vengo subito alla questione. L’ospedale reggino “Bianchi-Melacrino-Morelli”, a firma del Direttore Amministrativo Aziendale f.f. (Dott. Francesco Araniti), del Direttore Sanitario Aziendale f.f. (Dott. Giuseppe Foti) nonché del Commissario Straordinario (Ing. Iole Fantozzi), in osservanza del DPCM del 4/3/2020 e al fine del contenimento della diffusione del COVID-19, ha emanato in data 6 marzo 2020 una disposizione di servizio rivolta a tutte le UU.OO.CC.. Il Direttore dell’Unità Operativa di Nefrologia, Dialisi e Trapianto (Prof.ssa Francesca Mallamaci) ha interpretato tali nuove disposizioni (che sono evidentemente del tutto eccezionali e straordinarie), nel senso di chiudere l’ingresso dei reparti (per quello che mi riguarda il settore di Emodialisi) a tutte le persone che accompagnano i pazienti, disponendo che siano soltanto gli operatori sanitari a prendere in carico i dializzati per effettuare le prestazioni necessarie. Fin qui tutto bene (si fa per dire), ma ecco che la logica viene improvvisamente tradita e calpestata senza apparenti ragioni. Dico questo perché le nuove disposizioni sopra accennate dovrebbero valere per tutti i soggetti privati che accompagnano i dializzati, familiari e non, senza eccezione alcuna. Eppure le eccezioni vengono consentite in quanto ad alcune (solo alcune) persone viene accordata la possibilità di accedere ai locali dell’emodialisi per assistere alcuni dializzati, in tal modo vanificando le misure di contenimento introdotte. Naturalmente il sottoscritto ha tentato di avere delucidazioni in merito a questa disparità di trattamento che rischia seriamente di compromettere quella che dovrebbe essere la giusta tutela di noi dializzati (nonché dello stesso personale sanitario) ma le risposte sono state per lo più evasive e non voglio qui riportarle per imbarazzo (il mio naturalmente), salvo la giustificazione più gettonata ma, ahimè, falsa. Ed è questa: le persone che hanno accesso all’emodialisi sono tutti degli operatori socio-sanitari. E questa bugia, così com’è, noi poveri utenti ce la dobbiamo fare bastare. Nella speranza che, essendo noi dializzati, tra le persone già affette da altre patologie, più vulnerabili - di fronte a questo virus sempre più letale - questa superficialità non si tramuti in tragedia. Come se non bastasse da parecchi giorni noi dializzati stiamo subendo nuovi disagi e per conseguenza un innalzamento del rischio per la nostra incolumità. Ormai da due settimane l’ingresso al reparto che, per l’appunto a nostra tutela, è stato sempre appositamente a noi riservato (circoscrivendo una piccola area della zona parcheggio dell’ospedale), è stato improvvisamente chiuso. Aspettiamo tutti ancora di comprenderne le ragioni (e intendo delle serie motivazioni non certamente il solito specchietto per le allodole), nel frattempo siamo costretti ad accedere, già fragili e provati, esclusivamente dall’ingresso “principale” della struttura ospedaliera, transitando accanto al “bar” interno e percorrendo corridoi e ambienti comuni a tutti coloro che quotidianamente (per lavoro o per necessità di salute) hanno la necessità di frequentare il nostro ospedale. Credo che l’emergenza causata dal virus SARS-CoV-2 non esoneri la Direzione Sanitaria dal dover fornire valide spiegazioni su quanto sopra descritto nonché, come credo sia il caso, dal prendere i necessari e giusti provvedimenti. Dr. Michele Pegna
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