Lettera rivolta al presente Sindaco, al futuro Sindaco, e a colui che ha potere decisionale, ma soprattutto potere operativo. Non posso più sopportare! Ho più volte denunciato l’esistenza delle barriere architettoniche, ricadendo immediatamente dopo nel silenzio perchè non vi era risposta alcuna alle mie denunce Parlo non solo perchè mi trovo giornalmente a dover superare insormontabili ostacoli, data la mia situazione di disabile su sedia a rotelle, ma perchè sono una cittadina civile e rispettosa del prossimo.
Faccio la mia denuncia perchè vedo che i problemi della vita per i cittadini sono altri quali “il caso Ruby”, o la pubblicazione di “un’ articolo scritto e pubblicato, cosa ancora più grave, per rispondere a quello che un esponente politico o militante-futuro candidato scrive”, o altri problemi ancora che non portano a nulla ma che servono solo a fomentare i pettegolezzi e l’ignoranza collettiva. È deplorevole certo che il Presidente del Consiglio compia atti volti al favoreggiamento della prostituzione soprattutto se tra “le frequentatrici di Arcore” vi sono minorenni; è giusto anche che il Presidente, adite tutte le indagini del caso, venga processato, e soprattutto si faccia processare; è giusto ancora che i cittadini sappiano, e anche che, se il Presidente Berlusconi è colpevole, si dimetta. Tutto giusto, ma credo che non sia giusto che i mass media giornalmente dedichino i loro spazi solo a questo problema. Vi sono le aule dei tribunali destinate a questo.
E così intanto le morti dei nostri militari passano in secondo piano rispetto alle vicende non politiche del nostro Presidente del Consiglio!. Ancora, a me non interessa leggere, anche sui quotidiani locali, le varie risposte che si danno i politici: i componenti del centrosinistra criticano quelli del centrodestra, e viceversa. Ma né l’uno né l’altro personaggio risponde con l’esplicazione di propri programmi per il futuro. Solo frasi fatte che contrastano anche tra di loro e che dimostrano poca conoscenza degli argomenti trattati. Poca conoscenza della legge fiscale ed economica, e del diritto amministrativo. Il delegato del partito si presenta in tv per esporre un discorso preparato ma per niente pratico e corretto. Riprendendo l’argomento oggetto della presente posso affermare che nessun politico ha mai portato avanti il problema delle barriere architettoniche. Nella mia città è impossibile veicolare con le carrozzine. I negozi non sono accessibili. Anche quelli ristrutturati da poco.
Non è importante se l’eliminazione delle barriere architettoniche è obbligatoria solo per le nuove strutture. Dovrebbe essere il senso civico e il rispetto per la persona con problemi a dover spingere il titolare dell’attività a facilitare l’accesso a locale. Per non parlare degli uffici pubblici, delle chiese, dell’accesso sui marciapiedi, e di tante altre zone necessarie alla vita quotidiana ma impraticabili. Io spesso rinuncio a fare qualche acquisto perchè mi sento stanca e non in forza per superare il problema. Considerando poi che il superamento dell’ostacolo si avrebbe solo sollevando la carrozzina! E quindi mi dovrei organizzare l’uscita facendomi accompagnare da qualche amico “forzuto”. Ed ecco che scatta la rinuncia. Immediatamente dopo però subentra la “rabbia” e, quindi, mi ritrovo come ora a denunciare il problema. Soprattutto dopo aver ascoltato o letto interventi inutili da parte dei nostri rappresentanti.
Ci stiamo avvicinando alle amministrative e nostri candidati dovrebbero forse occuparsi del problema. Non solo però durante la propria propaganda elettorale ma anche dopo con l’emanazione di ordinanze obbligatorie per tutti. Dovrebbero pensarci anche determinati professionisti, quali architetti o geometri. Spesso disegnano i progetti di un nuovo negozio, o di un nuovo palazzo, o ufficio senza affrontare il problema in questione. Le leggi, infatti, la n. 13 del 1989 per le costruzioni private, e la n.503 per gli uffici e spazi pubblici, dispongono che i progetti devono essere redatti in osservanza delle norme previste per l’eliminazione delle barriere architettoniche. Quindi devono essere i professionisti addetti alla redazione di questi progetti che devono provvedervi. Le stesse leggi valgono anche per i lavori di ristrutturazione. Pertanto che non si dia la colpa al Sindaco che autorizza l’apertura dei locali, attraverso l’ufficio comunale preposto, perchè ripeto è la costruzione del locale che dovrebbe essere già idonea. Non bisognerebbe accatastare l’immobile se privo di rampa, o non registrarlo all’urbanistica. La modulistica comunale da presentare non indica tra i requisiti per l’apertura del negozio l’eliminazione delle barriere architettoniche, ma richiede solo quelli professionale e morali. Esiste la legge per gli immobili di nuova costruzione e, pertanto i professionisti si dovrebbero rifiutare di firmare i progetti se non è stato previsto nulla in merito. Spesso vedo negozi nuovi nella mia città ma con gradini di numerosi centimetri. Il Comune dovrebbe però attraverso la Polizia municipale multare gli edifici impraticabili.
Non parlo, quindi, solo degli uffici che io frequento giornalmente per la mia professione, quella di commercialista, ma critico qualunque accesso non idoneo. Anzi, parlando della mia professione, colgo l’occasione per ringraziare alcuni dipendenti dell’Agenzia delle Entrate che, vedendo l’impraticabilità della Commissione Tributaria, hanno sollecitato la costruzione di una rampa. Infatti la presenza di gradini all’entrata mi costringeva a delegare la discussione dei ricorsi ad altri miei colleghi: io li scrivevo ma loro li discutevano. Alcuni dipendenti hanno invitato il Presidente della Commissione a risolvere il problema, e in meno di un mese, l’accesso è facilitato!. Bisognava però il loro intervento, e per questo dico grazie a loro.
Il problema, però, esiste ancora presso il mio Ordine di appartenenza, malgrado le mie segnalazioni. L’ascensore è troppo piccolo non solo per la mia carrozzina ma per qualunque altra. Questo problema non mi permette di frequentare le giornate stabilite per l’aggiornamento professionale. Rimango così in attesa della soluzione. Ma non voglio parlare dei miei problemi. Desidero, e pretendo, che non si parli più di cose futili ma di cose pratiche. Di veri problemi, indicandone anche le possibili soluzioni. Questa mia è un invito a trattare problemi, oltre a questo esposto brevemente, quali la disoccupazione sia locale, nazionale, ma anche internazionale, la povertà, la presenza di senza tetto per le strade, di gente con problemi mentali che si dimostrano pericolosi per la comunità ma anche per se stessi.
Basta con gli articoli teorici, di gossip e con i “salotti locali” mandati in onda. Questa denuncia non vuole essere “l’ennesima denuncia” ma può essere anche una mia promessa. Io potrei anche fare una denuncia davanti alle autorità competenti per chiedere il risarcimento danni, sia morali che materiali, per ora, al Comune sia per me che per gli altri disabili, successivamente agli uffici pubblici. È da 44 anni che sopporto e non intendo che altri sopportino tanto quanto me. Ringrazio i lettori, dott.ssa Cinzia Nava
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