Terminato il riscaldamento, la squadra si è spostata sul campo di gioco per proseguire il lavoro quotidiano
di Antonio Chiera | Cantalupa (Torino) - Quattordici giorni. È il tempo che la Reggina ha trascorso a Cantalupa, nel torinese, in un ritiro che segue ormai un copione preciso, quasi un rituale collaudato fin dal primo mattino. Anche oggi la sveglia per il gruppo amaranto suona presto, e alle 9.30 circa i calciatori si presentano al centro sportivo pronti a iniziare.
Come ogni giornata da quando è cominciata questa fase di preparazione, la seduta si apre con lo stretching collettivo, momento che coinvolge l'intera rosa prima del passaggio alla parte più intensa dell'allenamento. Terminato il riscaldamento, la squadra si sposta sul campo per proseguire il lavoro quotidiano, tassello dopo tassello, nella costruzione della condizione in vista della stagione.
C'è un dettaglio che accompagna il gruppo fin dal giorno uno e che non è mai mancato: l'inno ufficiale "Vai Reggina", sempre presente nelle note che scandiscono le giornate di ritiro. Un segnale semplice ma carico di significato per chi vive Cantalupa dall'interno: un richiamo costante all'identità del club, capace di stimolare tutte le figure presenti, dai giocatori allo staff, in un contesto lontano da casa ma vicino ai colori.
Ed è proprio lo staff tecnico il vero protagonista silenzioso di queste settimane. Giorno dopo giorno il lavoro si fa più fitto, si intensifica su ogni fronte, dalla preparazione atletica alla cura dei dettagli tattici, in un crescendo che accompagna la squadra verso l'appuntamento della prima di campionato al Granillo il 6 settembre contro il Licata.
Un ritiro, quello piemontese, fatto di gesti che si ripetono e che proprio nella ripetizione trovano il loro valore: la disciplina della routine, l'energia di un inno che non stanca mai, il lavoro quotidiano di uno staff che non si ferma.