Emergono ulteriori dettagli dell'operazione "Epicentro 2" che evidenziano il nuovo e arcaico volto della criminalità organizzata reggina
Un grado criminale, una vera e propria "dote" di 'Ndrangheta, chiesta ai vertici dell'organizzazione per celebrare il traguardo accademico del figlio. È da questo regalo di laurea del tutto insolito e inquietante, emerso nel corso della conferenza stampa dell'operazione "Epicentro 2" dal procuratore aggiunto della Repubblica di Reggio Calabria Walter Ignazitto, che si delinea il nuovo e al tempo stesso arcaico volto della criminalità organizzata reggina. Non si tratta di un mero vezzo folcloristico, ma di una stringente necessità per i nuovi rampolli che ambiscono ad accreditarsi nella "società parallela" e, forti di questo blasone, a presentarsi con un'aura di mafiosità nel mondo dell'imprenditoria e delle istituzioni.
Il ritorno all'ortodossia, ai riti di affiliazione e al conferimento delle doti, rappresenta il cuore pulsante di una confederazione di 'ndrine che gli inquirenti hanno definito a vocazione fortemente "archicentrica". Le articolazioni periferiche della città, infatti, rispondono in maniera rigorosa alle direttive delle potenti famiglie del quartiere Archi, confermando un modello verticistico e saldamente ancorato alle tradizioni criminali. Un mandamento, quello di Reggio Centro, che sembrava aver parzialmente ridimensionato l'importanza dei rituali in favore del business silente e che, invece, li riscopre oggi come imprescindibile strumento di coesione interna e di legittimazione del potere.
A questo ritorno al passato si affianca un'evoluzione sociologica e criminale prepotente: il consolidamento del patto tra le storiche famiglie di 'Ndrangheta e gli esponenti della comunità Rom. Una saldatura strategica che ha portato le cosche reggine a delegare il controllo operativo e capillare di intere fette di territorio, come il quartiere di Arghillà. Qui, come sancito ormai anche da sentenze passate in giudicato, è nata e opera una cosca di 'Ndrangheta a tutti gli effetti, autonoma nella sua gestione quotidiana ma perfettamente incardinata nel più ampio e complesso sistema criminale cittadino, segnando un'evoluzione netta rispetto agli assetti storici.
Il quadro complessivo che emerge dalle indagini congiunte condotte da Polizia di Stato e Carabinieri restituisce l'immagine di interi quartieri totalmente assoggettati, in cui la morsa mafiosa rende estremamente difficile qualsiasi tentativo di emancipazione sociale. In simili contesti, l'approvvigionamento di armi diventa un passaggio propedeutico fondamentale non solo per la commissione di reati specifici, ma per potersi sedere ai "tavoli che contano", alzare la voce nei rapporti dialettici tra le cosche e intimidire i rivali. Un sistema asfissiante che non si accontenta del solo controllo delle strade, ma che continua a spingersi prepotentemente verso le redditizie infiltrazioni nel tessuto economico e legale, puntando dritto alla gestione e agli appalti per la pulizia dei convogli ferroviari.