L'obiettivo è di offrire un'accoglienza di qualità a chi dona e garantire percorsi assistenziali dedicati e dignitosi ai pazienti
Al Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria sono stati inaugurati i nuovi locali del Servizio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale, un intervento che coniuga il percorso di umanizzazione delle cure a un complessivo piano di efficientamento organizzativo e logistico. La nuova collocazione, situata direttamente sotto l'unità di lavorazione del sangue e provvista di parcheggi riservati ai donatori, risponde a una duplice esigenza: offrire un'accoglienza di qualità a chi dona e garantire percorsi assistenziali dedicati e dignitosi ai pazienti con patologie croniche.
La riorganizzazione consente infatti di trasferire in un contesto specialistico e protetto le trasfusioni finora eseguite in pronto soccorso, alleggerendo al contempo l'area di emergenza in vista dei prossimi interventi di ristrutturazione. Come ha spiegato il direttore generale del GOM, Tiziana Frittelli, l'obiettivo primario è «trovare l'allocazione migliore per la presa in carico del paziente», precisando: «Qui trasfonderemo le persone che hanno problematiche croniche di sangue, trasfusioni che oggi avvengono in pronto soccorso, che certamente non è l'ambiente più consono. Sono pazienti che hanno diritto al loro spazio. A brevissimo inizieranno i lavori di ampliamento del pronto soccorso, quindi l'ospedale deve muoversi con un'azione sinergica e non guardare solo ai singoli settori». Nella ridefinizione degli spazi, l'ambulatorio per la raccolta delle cellule staminali continuerà a operare presso il presidio Morelli.
Accanto all'ottimizzazione clinica, la struttura punta a rilanciare la cultura della donazione, offrendo ambienti confortevoli capaci di valorizzare la generosità dei cittadini. A sottolinearlo è stato il direttore dell'UOC del Servizio Immunotrasfusionale, Alfonso Trimarchi, che ha evidenziato la necessità di «rendere il nuovo spazio donazionale sempre più accogliente, attrattivo e umano, affinché i donatori possano capire quanto sia importante donare in un ambiente bello, sereno e tranquillo». Il primario ha inoltre ricordato che «il donatore non è un paziente, ma una persona che dona spontaneamente un'ora e mezza della sua vita in maniera assolutamente gratuita e anonima: è giusto che gli venga riconosciuto questo gesto ed è giusto che l'ospedale abbia la massima attenzione nei suoi confronti».