Farmaci fermi da quasi due mesi, la denuncia di un padre: "La terapia non può aspettare la burocrazia"

Autore Redazione Web | dom, 20 set 2026 12:37 | Farmaci Burocrazia Asp Reggio-Calabria Il-Sorriso-Di-Natale-Chiara

Il rappresentante dell’associazione "Il Sorriso di Natale Chiara" ha scritto una pec al direttore sanitario dell’ASP di Reggio Calabria

Ci sono pratiche amministrative che possono aspettare. E poi ci sono farmaci che non possono aspettare. È da questa differenza che nasce la denuncia di Antonio Alvaro, padre di Natale e Chiara Alvaro, due ragazzi gravemente malati e affetti da una rara patologia genetica, nonché rappresentante dell’associazione “Il Sorriso di Natale Chiara”.

Da quasi due mesi, racconta Alvaro, sono stati presentati al CAFDM i piani terapeutici relativi ai farmaci necessari ai suoi figli. A oggi, però, la procedura sarebbe ancora ferma in attesa della convocazione della Commissione chiamata a esaminare le richieste.

Una situazione che il padre ha deciso di portare direttamente all’attenzione del Direttore Sanitario dell’ASP di Reggio Calabria, dottor Oreste Iacopino, attraverso una PEC di sollecito che si è trasformata anche in una lettera di profonda indignazione.

“Noi non abbiamo la possibilità di mettere in pausa la malattia in attesa che una Commissione venga convocata”, scrive Alvaro. Una frase che sintetizza il paradosso vissuto dalla famiglia: mentre la macchina amministrativa procede secondo i propri tempi, la malattia continua il suo percorso ogni giorno.

Alvaro, nella sua lettera, non nasconde di comprendere le difficoltà organizzative degli uffici sanitari e la mole di lavoro che grava quotidianamente sulle strutture. Ma chiede che, dall’altra parte della scrivania, venga considerato anche il peso che ricade sulle famiglie. “Dietro una pratica in attesa, dietro una convocazione che non arriva, dietro una Commissione che deve ancora riunirsi, ci sono persone”, scrive.

Nel caso di Natale e Chiara, sottolinea il padre, ci sono due ragazzi gravemente malati che hanno bisogno dei loro farmaci e due genitori costretti a telefonare, chiedere informazioni, recarsi personalmente negli uffici e cercare di capire dove si sia fermata una procedura dalla quale dipende la continuità della terapia. La Farmacia Territoriale, viene sottolineato nella lettera, sta cercando di tamponare la situazione facendo riferimento ai precedenti piani terapeutici. Alvaro ringrazia pubblicamente il personale per la “disponibilità, professionalità e comprensione” dimostrate. Sulle nuove richieste, però, senza il pronunciamento della Commissione, la Farmacia non potrebbe evidentemente andare oltre.

È proprio in questo passaggio che, secondo il padre, si crea un “vuoto amministrativo che finisce per diventare un vuoto assistenziale”. Il tono della denuncia si fa ancora più duro quando Alvaro racconta ciò che significa, per una famiglia che da anni convive con una malattia grave, dover affrontare anche gli ostacoli burocratici. “Dopo tanti anni abbiamo purtroppo maturato una consapevolezza che mai avremmo voluto avere: oggi, a noi genitori, fa quasi più paura la burocrazia della malattia stessa”.

"La malattia - spiega Alvaro - la famiglia ha imparato a conoscerla, affrontarla e combatterla ogni giorno. Quello che diventa difficile accettare è dover combattere anche contro un sistema che dovrebbe essere al servizio dei pazienti e che, soprattutto nei casi di maggiore fragilità, dovrebbe garantire tempestività e continuità".

La richiesta rivolta al Direttore Sanitario è precisa: verificare immediatamente lo stato dei piani terapeutici di Natale e Chiara Alvaro e individuare una soluzione concreta che permetta di superare il blocco amministrativo e garantire ai due ragazzi la disponibilità dei farmaci prescritti senza ulteriori ritardi.

“Non chiediamo privilegi. Non chiediamo scorciatoie”, sottolinea il padre. “Chiediamo semplicemente che a due ragazzi gravemente malati venga garantito ciò che dovrebbe essere normale: la continuità e la tempestività delle cure”. Una richiesta che, nella denuncia di Alvaro, va oltre la singola vicenda familiare e pone interrogativi più ampi sul funzionamento della sanità nei confronti delle persone più fragili.

C’è poi un passaggio della PEC che racchiude tutta l’amarezza di un padre costretto ancora una volta a chiedere attenzione per una necessità essenziale. “Mi permetto anche di chiederLe di considerare quanto sia grave, sul piano umano prima ancora che amministrativo, che una famiglia debba arrivare a scrivere una PEC al Direttore Sanitario per ottenere risposte su farmaci destinati a due ragazzi gravemente malati”.

“Non dovrebbe essere necessario”. È da questa frase che arriva l’appello finale di Antonio Alvaro, che dice di non voler polemizzare, ma di essere profondamente amareggiato, come padre e come rappresentante di un’associazione che da anni cerca di dare voce alle famiglie che vivono condizioni di estrema fragilità.

La richiesta, questa volta, è rivolta direttamente ai vertici sanitari: sbloccare la situazione, fornire risposte e, soprattutto, garantire ai due ragazzi i farmaci di cui hanno bisogno. Perché, davanti alla malattia, una cosa dovrebbe essere fuori discussione: la terapia non può essere messa in attesa insieme a una pratica amministrativa.

E mentre la famiglia aspetta una risposta, resta la domanda al centro della denuncia: quanto deve ancora aspettare un paziente prima che una pratica diventi una cura?

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