rilancia il suo impegno per i diritti, i servizi e le istanze raccolte tra i cittadini
La campagna elettorale di Frank Benedetto per le suppletive si chiude a Reggio Calabria, al cine-teatro Odeon dopo un lungo percorso attraverso il territorio. È proprio il rapporto diretto con le persone il punto dal quale il candidato del centrosinistra sceglie di partire per tracciare un bilancio della sua campagna.
"Abbiamo girato tutto il Collegio 5 e, praticamente, l'abbiamo visitato tutto". Un viaggio che, racconta, gli ha permesso di incontrare migliaia di persone e soprattutto di raccogliere le loro difficoltà.
"Siamo stati nella strada, abbiamo raccolto il loro dolore, il loro grido" - afferma. Ma, aggiunge, quello che ha trovato è anche "tanta gente che ormai è stanca della vita di tutti i giorni, dei servizi che non sono garantiti".
È da qui che Benedetto lega la propria candidatura all'idea di una rappresentanza politica costruita sul territorio.
"Io ci ho messo la mia personalmente" - dice, spiegando di voler portare nelle istituzioni le richieste ascoltate durante il viaggio elettorale -. Sto dalla parte della gente e quindi discuto, parlo con la gente e soprattutto voglio risolvere, portare avanti i diritti delle persone".
Un'impostazione che, nelle sue parole, significa anche scegliere di non trasformare la campagna in una sequenza di attacchi agli avversari.
"Non vado ad accusare, insultare nessuno. Chi insulta praticamente non fa politica, fa soltanto scoop".
Il candidato rivendica invece la volontà di misurarsi sui risultati: "Io non mi difendo su questo, mi difendo sui fatti, perché i fatti sono molto importanti nella nostra vita".
Tra le tante persone incontrate durante il tour, c'è un episodio che Benedetto dice di portare con sé più degli altri. È quello vissuto a Bivongi.
"Ho passato un pomeriggio bellissimo, perché la gente era rassegnata" - racconta citando le parole di alcuni anziani del paese, preoccupati soprattutto per la difficoltà nell'accesso all'assistenza sanitaria.
"Dottore, qui non c'è il medico, viene due volte per due ore alla settimana. Se ci sentiamo male l'ambulanza è a un'ora e mezza. Cosa possiamo fare noi qua? Mi ha colpito l'incontro con un ex medico di base della zona, rimasto a vivere a Bivongi pur non essendo originario del paese e impegnato come volontario. Il motivo di tutto questo perché faccio il volontario per questa gente" - racconta Benedetto.
Ed è proprio questa figura a diventare, nel racconto del candidato, il simbolo della giornata: "La missione del medico realizzata in silenzio, quella di essere vicino alla gente. Io mi sento uno di questi" - aggiunge Benedetto.
Nella chiusura della campagna, Benedetto torna anche sul modo di fare politica che intende rappresentare. Dice di non voler utilizzare la contrapposizione personale come strumento di campagna elettorale.
"Ognuno ha il suo stile, ognuno si presenta con il linguaggio proprio, ognuno è figlio del proprio linguaggio, si rappresenta da sé" - afferma.
La sua scelta, invece, è quella di insistere sul territorio e sulle questioni concrete.
"Noi abbiamo un altro stile, non attaccheremo mai l'avversario" - ribadisce. P
Per Benedetto, il confronto deve avvenire "sulla storia" e "sui fatti".
Una linea che collega direttamente il finale della campagna al suo modo di raccontare il tour: non tanto le piazze o i grandi appuntamenti, quanto le persone incontrate durante il percorso.
È proprio il radicamento locale l'ultimo elemento sul quale Benedetto insiste prima di chiudere la campagna. Si definisce "un candidato scelto qui, un candidato del territorio" e rivendica il lavoro fatto durante il tour.
"Ho fatto un programma, girato il territorio, ho fatto quartiere per quartiere, tutti i settantuno comuni, ho stretto le mani, guardato le persone in viso e negli occhi" - conclude.
Nel suo intervento non manca un passaggio sul confronto con il centrodestra e sulla scelta del candidato avversario. Benedetto sostiene che la candidatura contrapposta alla sua sarebbe stata decisa al di fuori del territorio e contesta quella che definisce una scelta "imposta". È una valutazione politica dello stesso candidato, inserita nel suo intervento di chiusura.
L'esponente politico sceglie però di non concludere il suo intervento tornando agli avversari. Il punto di arrivo del suo racconto resta quello da cui era partito: le persone incontrate nei comuni del collegio.
"Chi lavora, chi è abituato a lavorare porta risultati e io credo di aver portato risultati per questa terra. Io sto dalla parte della gente" - si congeda.
La campagna si chiude dunque con una rivendicazione precisa: aver percorso il territorio, aver ascoltato le difficoltà e aver scelto di trasformare quelle richieste nel motivo stesso della candidatura.