Scilla e Cariddi, tra mito e realtà: i segreti delle correnti dello Stretto di Messina

Autore Redazione Web | sab, 03 ott 2026 19:44 | Correnti Miti Scilla Cariddi Anassilaos Stretto-Di-Messina

Il tema è stato approfondito a Reggio Calabria nel corso di un incontro promosso dall'Associazione Culturale Anassilaos

Un affascinante viaggio tra i miti omerici di Scilla e Cariddi e le complesse dinamiche meteorologiche del Canale di Messina. È questo il tema dell'incontro promosso dall'Associazione Culturale Anassilaos, in collaborazione con la Raccolta Calabria Zerbi e la Biblioteca “De Nava”, con il Patrocinio dell’Archivio di Stato di Reggio Calabria.

L'evento ha preso spunto dal trattato sulle correnti di Pietro Ribaud, viceconsole di Francia a Messina nel XVIII secolo, offrendo un'analisi approfondita delle peculiarità marine dello Stretto. Un testo che, come sottolineato da Francesca Martorano, "tratta di tutti i fenomeni dello Stretto, meteorologici, le correnti, pubblicato nel 1824".

La docente ha poi illustrato come la conformazione del fondale e le turbolente correnti abbiano alimentato le antiche leggende. "Da questi fenomeni nasce il mito di Scilla e Cariddi", ha spiegato, riferendosi al fragore delle onde che si infrangevano nelle cavità costiere, scambiato un tempo per "suono ululare di cani", dando origine alla personificazione del mostro Scilla sul fronte calabrese.

La trattazione di Ribaud, ha aggiunto Martorano, analizza nel dettaglio "le correnti, la cosiddetta rema montante e rema scendente, correnti che variano durante la giornata e spezzano il movimento in due periodi cronologici". Questa conoscenza risultava vitale, soprattutto in epoca passata: "Soprattutto era importante quando non c'erano gli attuali strumenti per indirizzare la navigazione", ha precisato, evidenziando l'insidia dei gorghi, quelle formazioni rotondeggianti a cui bisognava prestare massima attenzione, "soprattutto per la navigazione manuale".

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