L'evento storico è stato rievocato nel corso della terza giornata del festival “Il Settembre di Demetra” organizzato da A.I.Par.C.
“I moti del 1847-48 tra Messina e Reggio Calabria” è il titolo dell’incontro tenutosi a Palazzo San Giorgio a Reggio Calabria, evento inserito nel festival “Il Settembre di Demetra” organizzato da A.I.Par.C.. La rassegna identitaria e culturale ha dedicato la sua terza giornata al ricordo delle insurrezioni che accomunarono le due sponde dello Stretto, animate dalla comune volontà di contrastare le forze borboniche.
Come spiegato dallo storico Giuseppe Caridi, i moti miravano a tenere impegnata la gendarmeria borbonica in attesa di una più ampia sollevazione. Mentre a Messina l'insurrezione fu anticipata di un giorno e fallì rapidamente, a Reggio Calabria si registrò un successo provvisorio grazie all'intervento di alcune centinaia di montanari di Santo Stefano. Guidati dai fratelli Domenico e Giannandrea Romeo, i ribelli riuscirono a istituire una giunta insurrezionale provvisoria. La repressione inviata da re Ferdinando II fu tuttavia spietata: la rivolta venne sedata nel sangue, i cosiddetti "Cinque Martiri di Gerace" vennero catturati e messi a morte nella Locride, e lo stesso Domenico Romeo fu barbaramente ucciso e decapitato, con la testa esposta in un canestro a monito per la popolazione.
Salvatore Bottari, professore dell'Università di Messina, ha sottolineato come i fatti del 1847 legarono profondamente le due città dello Stretto, sfociando poi nei moti dell'anno successivo che si trasformarono in una vera e propria "rivoluzione europea".
L'incontro si è svolto in una data altamente simbolica, il 2 settembre, ricorrenza dell'anniversario dei martiri reggini. A sottolineare l'importanza storica e morale della commemorazione è stato il Presidente Nazionale di AIParC, Salvatore Timpano, il quale ha ricordato che "I nostri martiri, che sono state vittime della violenza, hanno costituito le premesse per una rinascita con l'Unità d'Italia".
Ad arricchire il percorso culturale tra le sale di Palazzo San Giorgio è stata infine allestita una mostra del fotografo Antonio Sollazzo. L'esposizione propone una rassegna di scatti rigorosamente in bianco e nero volta a rappresentare, attraverso il corpo e la maternità, "la donna al meglio della sua bellezza".