Invalsi 2026, la scuola calabrese resta indietro su più livelli: un gap che a Reggio nessuno racconta davvero

Autore Redazione Web | ven, 24 lug 2026 21:38 | Invalsi-2026 Calabria Scuola

Tra risultati insufficienti e assenza di un confronto pubblico sui dati, la scuola calabrese affronta una sfida che non può più essere rimandata

di Diego Fortugno 

Il 16 luglio, alla Camera dei Deputati, l'Invalsi ha presentato il Rapporto Nazionale 2026. Un documento di oltre duecento pagine che, dietro ai titoli sul miglioramento nazionale, restituisce per la Calabria — e per le scuole reggine in particolare — una fotografia che è bene guardare con onestà, senza sconti né in una direzione né nell'altra.

Un divario che attraversa tutti i livelli scolastici

Il quadro non riguarda un singolo grado o una singola materia: attraversa l'intero percorso di istruzione. Già in seconda primaria, la Calabria è l'unica regione d'Italia in cui il punteggio medio in Italiano risulta significativamente inferiore alla media nazionale. In quinta primaria la tendenza si conferma negli anni, anche se il 2026 mostra qualche timido segnale di attenuazione. Alla fine della scuola media (III secondaria di primo grado), il quadro si fa più netto: in Italiano raggiunge il livello adeguato il 49% degli studenti calabresi, contro il 57% della media nazionale e il 61% della Lombardia. In Matematica va peggio: 41% in Calabria contro il 54,5% nazionale e il 62% lombardo. E chi raggiunge i risultati più alti (livello 5) in Matematica è appena il 6,6% degli studenti calabresi, contro il 18,7% della Provincia di Trento; chi si ferma al livello più basso è quasi un ragazzo su tre (29,5%). Nel biennio delle superiori (II secondaria di secondo grado), la Calabria nel 2026 è la regione con la quota più bassa in Italia sia in Italiano (46%, contro il 69% della Lombardia e il 70% del Veneto) sia in Matematica (38%, contro il 65% lombardo e il 67% veneto). E alla maturità, il traguardo che dovrebbe certificare tredici anni di scuola, il 45% degli studenti calabresi raggiunge il livello adeguato in Italiano e il 43% in Matematica — contro una media nazionale del 54% e un 63-65% di Lombardia e Veneto. Tra chi ottiene i risultati più brillanti (livello 5), in Calabria si ferma al 5,3% in Italiano e al 9% in Matematica; in Lombardia e Veneto si supera il 10% in Italiano e il 20% in Matematica. All'estremo opposto, oltre un maturando calabrese su quattro (27,1%) non raggiunge nemmeno le competenze minime in Italiano. Sono numeri che riguardano anche le scuole reggine, che condividono l'andamento regionale: eppure di questi dati, nelle scuole della città e della provincia, raramente si discute in modo sistematico. Si celebrano — giustamente — le tante "giornate per…", i progetti, gli eventi puntuali; ma un programma di lungo periodo, pensato specificamente per irrobustire questi risultati, che duri più di un anno scolastico e sia verificabile nel tempo, resta difficile da individuare.

Il cortocircuito: pochi apprendimenti, tanti voti alti 

C'è poi un paradosso che i dati ufficiali confermano puntualmente ogni anno, e che riguarda proprio  la Calabria: alla maturità 2025 la regione ha registrato la quota più alta d'Italia di diplomati con 100  e lode (6,1%, più del doppio della media nazionale del 2,8%) e di diplomati con 100 secco (12%, il  valore più alto in assoluto). Sommando le due fasce, quasi un maturando calabrese su cinque ha  ottenuto il massimo dei voti, contro una media nazionale di poco inferiore al 10%.

È lo stesso anno, la stessa generazione di studenti, che nelle prove Invalsi mostra i risultati più bassi  del Paese in Italiano e Matematica. Il cortocircuito tra valutazione interna — quella che porta al voto di diploma — e valutazione esterna e standardizzata è evidente non è un problema da liquidare in  poche righe, ma è difficile continuare a far finta che non esista. 

Una luce nel Mezzogiorno: quando gli interventi mirati funzionano. Un dato, in questo senso, va riconosciuto senza esitazioni: lo stesso Rapporto Invalsi 2026 mostra  che la Calabria è l’unica regione che ha cambiato la propria condizione tra 2025 e 2026 è passata dal  gruppo di regioni a più alto rischio di dispersione scolastica implicita (gruppo 3) a un gruppo  intermedio (gruppo 2), sia al termine del primo sia del secondo ciclo d'istruzione — un miglioramento  che il monitoraggio di Agenda Sud, il programma di supporto mirato alle scuole del Mezzogiorno,  conferma essere tra i più consistenti registrati nella regione negli ultimi anni. È la prova che, quando  un intervento è mirato, continuativo e sostenuto nel tempo, i risultati arrivano davvero. 

Proprio per questo la vera sfida, oggi, è saper selezionare i progetti in base a obiettivi didattici chiari  e verificabili, dando continuità a quelli che funzionano, invece di moltiplicare iniziative episodiche  che nascono per intercettare un fondo e si esauriscono in una giornata o in un evento. Non si tratta di  rinunciare ai progetti, ma di inserirli dentro un percorso di lungo periodo, con obiettivi misurabili nel tempo: è questa la differenza tra un investimento che lascia il segno e la scuola-progettificio. 

Chi paga il conto di questo divario 

Alla fine, la domanda su chi paga davvero questo gap ha una risposta fin troppo semplice: gli studenti  e le loro famiglie. Sono loro, ogni anno, a dover ricorrere a ripetizioni private, corsi di recupero, attività extrascolastiche a pagamento — tutto ciò che, in teoria, dovrebbe già essere garantito dall'offerta formativa ordinaria della scuola pubblica. È un costo silenzioso, che si somma a quello  più visibile misurato dall'Invalsi, e che grava in modo particolare sulle famiglie, che continuano a credere nella scuola come strumento di crescita per i propri figli e che, proprio per questo, si trovano  a colmare di tasca propria un divario che dovrebbe essere compito del sistema scolastico ridurre. 

Riconoscere questi numeri, senza pregiudizi né in un senso né nell'altro, resta il primo passo per  discutere seriamente di come restituire alla scuola calabrese — e a quella reggina in particolare — il  ruolo di ascensore sociale che dovrebbe rappresentare.

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