La consulenza tecnica dell'ammiraglio Carannante segnala assenza di cooperazione operativa
La notte tra il 25 ed il 26 febbraio la Guardia di finanza rifiutò la collaborazione della Guardia costiera per intercettare il caicco "Summer Love" che poi naufragò a Steccato di Cutro provocando la morte di 94 migranti. Lo ha detto l'ammiraglio Salvatore Carannante, consulente della Procura, nel processo sui presunti mancati soccorsi.
Carannante ha confermato che "dopo una prima comunicazione alle 23:36, i contatti tra i due corpi si sono interrotti fino a tragedia avvenuta" e poi, rispondendo all'avvocato Tiziano Saporito, difensore di Antonino Lopresti, ufficiale in comando tattico della Finanza, che gli ha chiesto da dove evincesse che Lopresti avesse rifiutato la collaborazione della Guardia costiera ha detto: "Da quando dice 'Per il momento è un'attività di polizia che stiamo gestendo noi'.
Spanò gli offre collaborazione, dicendo che poteva avvisare Crotone e Roccella, e lui replica: 'Se abbiamo necessità vi ricontattiamo'. Non hanno mai più ricontattato".
Quanto alla posizione del colonnello Alberto Lippolis, all'epoca comandante del Roan di Vibo Valentia, Carannante ha detto che "quella sera era fuori servizio, ma poi entra in campo quando viene interpellato. Non ha accesso a dati in tempo reale perché non si trova in sala operativa e ha solo il telefonino come mezzo per essere informato". Rispondendo all'avvocato Cataliotti, il consulente ha sottolineato che "Le condizioni avverse le valuta e le decide solo ed esclusivamente il comandante dell'unità. Nessun altro può decidere diversamente.
Lippolis non poteva dare ordini al pattugliatore Barbarisi perché non dipende da lui, e non avrebbe potuto neppure dare ordini al Gan di Taranto. Solo alle 3:20 gli viene comunicato che la motovedetta V5006 stava rientrando per condizioni meteo avverse".