Parte dalla Cittadella regionale il confronto tra istituzioni e parti sociali per un piano strutturale contro sfruttamento e marginalità
“Il Tavolo regionale anti caporalato non rappresenta un adempimento formale, ma uno strumento concreto di responsabilità istituzionale, fondato su responsabilità collettiva, ascolto e programmazione condivisa. Solo attraverso una grande alleanza culturale tra istituzioni, parti sociali, imprese, associazioni di categoria, terzo settore e territori è possibile contrastare davvero sfruttamento e marginalità”.
È quanto ha dichiarato l’assessore regionale al Welfare e alle Politiche sociali, Pasqualina Straface, intervenendo oggi al primo incontro del Tavolo regionale di contrasto al caporalato, svoltosi nella Sala verde della Cittadella regionale di Catanzaro.
Ai lavori hanno preso parte oltre ai Dipartimenti regionali Lavoro, Programmazione unitaria, Agricoltura,
Salute, Protezione civile e Istruzione, in presenza e da remoto le Prefetture, l’Inps, Ispettorato del lavoro, le organizzazioni sindacali, le associazioni di categoria del comparto agricolo ed i rappresentanti del terzo settore.
Al Tavolo, insieme all’assessore regionale, anche la dirigente del settore Inclusione sociale e Innovazione del welfare, Contrasto alle povertà, Ersilia Amatruda, il responsabile del procedimento, Vito Samà, e Renato Scordamaglia, regional project manager del Consorzio Nova, ente partner tecnico della Regione.
Nel corso dell’intervento l’assessore Straface ha ribadito la necessità di “cambiare definitivamente paradigma, superando l’approccio emergenziale nella gestione del lavoro vulnerabile e dell’immigrazione”.
“Parlare di caporalato – ha aggiunto – significa affrontare questioni che riguardano dignità della persona, legalità, diritti, sicurezza e sviluppo”.
L’assessore ha, poi, ricordato che in Calabria la popolazione straniera residente supera le 110 mila unità e che nel 2025 gli occupati stranieri sono stati circa 39 mila, prevalentemente nei servizi e nell’agricoltura.
“Questi numeri – ha specificato – ci dicono che il lavoro migrante non è marginale, ma strutturale”.
Da qui la strategia regionale basata su un approccio integrato che mette insieme inclusione sociale, sanità, formazione, inserimento lavorativo, mediazione culturale e rafforzamento delle reti territoriali, a partire dai progetti di cui è titolare la stessa Regione: IN.C.I.P.I.T., SUPREME, Calabria Friends, Su.Pr.Eme, tenendo in considerazione il valore aggiunto determinato dalla rete SAI, che oggi coinvolge 114 progetti e 105 enti locali.
“Quando i territori rispondono – ha ancora evidenziato Straface – i borghi si ripopolano, si riaprono scuole, si generano nuove economie locali e si costruisce coesione sociale”.
Durante l’incontro è stato richiamato inoltre il percorso di housing sociale promosso dal presidente Roberto Occhiuto per favorire l’integrazione nei borghi e l’esperienza che si sta sperimentando a San Ferdinando per il superamento della tendopoli, attraverso la collaborazione di tutti gli enti con competenze in materia.
L’assessore al Welfare ha quindi ribadito la necessità di “avere il coraggio di compiere un passo ulteriore”, avanzando sei proposte operative: una cabina di regia permanente tra Regione, Prefetture, Inps, Asp, Ispettorato del Lavoro e parti sociali; un piano regionale per l’abitare dignitoso dei lavoratori stagionali, anche attraverso protocolli istituzionali sul modello che sperimenterà San Ferdinando con la realizzazione di una fattoria sociale; incentivi alle imprese agricole etiche per lo sviluppo della Rete del Lavoro Agricolo di Qualità (RELAQ); investimenti nella mobilità sicura dei lavoratori; rafforzamento della formazione professionale e dell’inserimento lavorativo regolare; costruzione di una stabile alleanza culturale e partecipativa tra tutti gli attori coinvolti.
“Sono molto soddisfatta per la partecipazione, la qualità degli interventi e dei suggerimenti emersi” – ha proseguito l’assessore Straface parlando di una volontà corale di costruire strumenti e soluzioni nuove ed efficaci. Ha inoltre ribadito il metodo di ascolto e confronto che il Dipartimento Welfare sta portando avanti “entrando nel merito delle questioni”, e ha messo in evidenza che “esistono risorse importanti che non possono essere vanificate”.
“I sei punti indicati – ha concluso – non devono restare sulla carta ma tradursi in azioni concrete e condivise. Dobbiamo costruire inclusione vera per la Calabria, rafforzando legalità, lavoro dignitoso e giustizia sociale”.