Bufera AIA, la denuncia parte da un guardalinee calabrese: Rocchi nel mirino

Autore Redazione Web | dom, 26 apr 2026 14:09 | Indagini Inchiesta Gianluca-Rocchi Aia Domenico-Rocca

Domenico Rocca già nel maggio 2025 aveva denunciato presunti favoritismi e segnalato decine di partite ritenute sospette

Nelle ultime ore, l’ennesima inchiesta torna a scuotere il calcio italiano, portando con sé interrogativi pesanti e scenari tutti da chiarire. Al centro della vicenda c’è il designatore arbitrale di Serie A e B, Gianluca Rocchi, che ha ricevuto un avviso a comparire dalla Procura di Milano con l’accusa di frode sportiva in concorso. Secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti, avrebbe esercitato pressioni sul VAR in alcune partite e orientato determinate scelte arbitrali, arrivando, sempre secondo l’accusa, a favorire la designazione di arbitri ritenuti graditi all’Inter.

Un quadro ancora tutto da verificare, che richiederà il tempo e il rigore delle indagini. Ma al di là delle accuse e dei nomi eccellenti coinvolti, emerge con forza una figura che oggi merita attenzione e rispetto: quella di Domenico Rocca.

Ex guardalinee originario di Pizzo Calabro, Rocca è l’uomo da cui tutto ha avuto inizio. Già nel maggio 2025, attraverso una lettera inviata all’Associazione Italiana Arbitri, aveva denunciato presunti favoritismi e segnalato decine di partite ritenute sospette. Un gesto forte, isolato, che in un primo momento non ha trovato riscontro: la Procura Federale aveva infatti archiviato gli atti trasmessi dall’AIA.

Eppure Rocca non ha fatto un passo indietro.

In un sistema spesso accusato di chiudersi su sé stesso, il suo è stato un atto di straordinaria determinazione. Non è semplice esporsi, metterci la faccia, soprattutto quando si toccano equilibri delicati e dinamiche interne a uno dei mondi più seguiti e discussi del Paese. Non è semplice, soprattutto, farlo da soli.

Oggi, mentre la Procura di Milano porta avanti le sue indagini da mesi, quel gesto assume un valore ancora più profondo. Non è solo una denuncia: è una presa di posizione netta, una scelta di responsabilità. È il tentativo di difendere l’integrità dello sport, di riportare al centro principi come trasparenza e meritocrazia.

Al di là di come si concluderà questa vicenda, una cosa appare già chiara: il coraggio di Rocca rappresenta un segnale. Un segnale per il calcio italiano, che ha bisogno di credibilità. Un segnale per chi, troppo spesso, preferisce restare in silenzio.

Perché a volte basta una voce fuori dal coro per accendere una luce dove prima c’era solo ombra.

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