Fermati dai carabinieri dopo il ritrovamento di una bottiglia contenente liquido infiammabile fissata a una transenna
Un secondo blitz, parallelo a quello che nella stessa notte ha colpito il clan Loielo, è stato eseguito dai carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia nelle Preserre vibonesi.
Tre le persone arrestate in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Arianna Roccia su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. In carcere sono finiti Salvatore Emmanuele, di 32 anni, di Gerocarne, Nicola Criniti (40), e Salvatore Farina (24), entrambi di Soriano Calabro.
Secondo l'accusa, i tre sarebbero coinvolti in un tentativo di estorsione aggravata dal metodo mafioso nell'ambito delle attività del cosiddetto "Locale dell'Ariola", ritenuto una articolazione della 'ndrangheta attiva da decenni nell'area delle Preserre, con influenza su diversi comuni del territorio.
L'episodio contestato, così come scrive l'Ansa, risale al giugno dello scorso anno e riguarda un cantiere per lavori pubblici a Sorianello. Gli operai, all'arrivo sul posto, avevano rinvenuto una bottiglia contenente liquido infiammabile fissata a una transenna, con tre cartucce da caccia inesplose applicate all'esterno. Un ordigno rudimentale, ritenuto dagli inquirenti un chiaro atto intimidatorio nei confronti del titolare dell'impresa impegnata nei lavori, interpretato come segnale di pressione estorsiva. I carabinieri, dopo i rilievi, hanno avviato le indagini, con il supporto del Nucleo operativo della Compagnia di Serra San Bruno.
Nel corso delle audizioni, l'imprenditore ha riferito di non aver subito, fino a quel momento, richieste estorsive o altre forme di pressione. L'episodio rappresenterebbe dunque il primo segnale intimidatorio.