La presentazione del romanzo si è trasformata in un'occasione di riflessione che ha oltrepassato i confini della letteratura, mettendo al centro i diritti, la libertà e la dignità delle donne
Ai microfoni di ReggioTV, Moshir Pour ha invitato innanzitutto a guardare all’Iran senza ridurlo a un’identità uniforme. «Bisogna parlare anche della differenza delle famiglie. Non è possibile raccontarlo come un popolo monolite», ha sottolineato, ricordando come si tratti di un Paese con circa 93 milioni di abitanti, caratterizzato da lingue, tradizioni e identità culturali diverse da una regione all’altra.
Un mosaico di differenze che, secondo l’attivista, non impedisce alla popolazione di condividere il desiderio di unità. In questo contesto, ha evidenziato il ruolo della sorellanza e della solidarietà tra donne, capaci di produrre cambiamenti importanti anche sul piano culturale e di contribuire alla costruzione di un nuovo volto dell’Iran.
Accanto ai segnali di trasformazione, tuttavia, resta la realtà della repressione. «Abbiamo le carceri piene e le sentenze dei tribunali danno condanne a morte», ha denunciato Moshir Pour, ponendo l'attenzione sul numero elevato di persone coinvolte nei procedimenti giudiziari e sulle modalità con cui vengono celebrati i processi. «I tribunali sono a porte chiuse, non sappiamo cosa accade all'interno», ha aggiunto, richiamando l'attenzione sulla mancanza di trasparenza e sulle condizioni in cui vengono giudicati i cittadini.
Nel corso dell'incontro è intervenuta anche Lucia Fio, assessore alle Politiche sociali del Comune di Reggio Calabria, che ha posto l'accento sull'importanza di aprire le istituzioni ai bisogni delle donne vittime di violenza. Un impegno che passa attraverso l'ascolto, l'accoglienza e la costruzione di percorsi di sostegno per chi vive situazioni di difficoltà e sopraffazione.
La presentazione del romanzo si è così trasformata in un'occasione di riflessione che ha oltrepassato i confini della letteratura, mettendo al centro i diritti, la libertà e la dignità delle donne. Un confronto che ha ricordato quanto sia importante dare voce a chi continua a lottare contro ogni forma di repressione e costruire, anche attraverso la cultura, una comunità capace di ascoltare e sostenere.