Stanchi di oltre diciassette anni di precarietà, i professionisti chiedono un intervento immediato alle istituzioni
Stanchi di oltre diciassette anni di precarietà, gli assistenti educativi della Città Metropolitana di Reggio Calabria chiedono un intervento immediato alle istituzioni per sanare una condizione contrattuale ritenuta ormai insostenibile. Riuniti per sollecitare un incontro con i vertici dell'ente, i professionisti denunciano una gestione del servizio che compromette la serenità lavorativa di chi ogni giorno opera al fianco degli alunni con disabilità.
A spiegare le ragioni della protesta è l'assistente educativa Antonietta Caridi: «Parliamo di un contratto che quasi non si può definire tale: abbiamo soltanto doveri. Non abbiamo alcun diritto, né malattia né coperture per le allerte meteo, con tutti permessi non retribuiti. Addirittura si vocifera che i prossimi pagamenti slitteranno a marzo, pur avendo iniziato il servizio a settembre». A pesare sulla categoria è anche la progressiva riduzione dell'orario e la frammentazione degli accordi: «La situazione va sempre più a decrescere: iniziamo con ventiquattro ore e finiamo con nove ore per alunno. I contratti hanno ormai scadenze bimestrali e viviamo costantemente con la tensione del rinnovo».
Il mancato riconoscimento stride con il ruolo educativo essenziale svolto all'interno degli istituti scolastici. «Siamo l'anello di congiunzione tra la scuola e i docenti per garantire un'inclusione a 360 gradi dell'alunno, oltre a rappresentare un balsamo per le famiglie», sottolinea la lavoratrice, invocando l'adozione di un contratto unico e dignitoso, analogo a quello già individuato per il personale degli istituti comunali, che restituisca stabilità economica e rispetto professionale.