"La forza nasce dall'imparare a essere deboli": la lezione di vita di Manuel Bortuzzo a Soverato

Autore Redazione Web | lun, 26 ott 2026 16:09 | Soverato Manuel-Bortuzzo Rinascita Atleta-Paralimpico Ernesto-Alecci

Il campione paralimpico, medaglia di bronzo a Parigi, ha condiviso senza filtri la propria storia di sofferenza, rinascita e riscatto sportivo

Due giornate dense di commozione, consapevolezza e profondo valore educativo hanno animato il Teatro Comunale di Soverato in occasione di “Rialzarsi Sempre”, la doppia iniziativa promossa e organizzata dal consigliere regionale Ernesto Alecci. Davanti a una platea gremita di cittadini, studenti, associazioni e rappresentanti istituzionali, il protagonista indiscusso è stato Manuel Bortuzzo. Il nuotatore, rimasto paralizzato alle gambe a causa dell'agguato subito a Roma nel 2019 e reduce dalla conquista della medaglia di bronzo alle Paralimpiadi di Parigi, ha condiviso senza filtri la propria storia di sofferenza, rinascita e riscatto sportivo.

L’iniziativa è stata ideata con una spiccata vocazione pedagogica, rivolgendosi in modo particolare ai giovani per aiutarli a superare disorientamenti e insicurezze. A chiarire il senso del percorso è stato Ernesto Alecci: «Vogliamo dire ai ragazzi di non fermarsi alle prime difficoltà e di trovare la forza di reagire. Quale miglior testimone di Manuel Bortuzzo, che sta dimostrando di divorare la vita e di affrontarla con grande ottimismo e fiducia». Il consigliere ha inoltre posto l'accento sull'urgenza di comprendere quel malessere diffuso tra le nuove generazioni che famiglie, scuola e istituzioni faticano talvolta a decifrare.

Salito sul palco per la sua prima volta in Calabria, Bortuzzo ha spogliato il suo percorso da ogni retorica eroica, offrendo una prospettiva autentica sulle difficoltà della riabilitazione e sulle sfide di ogni giorno. Nel suo intervento, il campione ha regalato una riflessione che ha toccato nel profondo il pubblico: «Il messaggio che cerco di trasmettere parte non dall'idolatrare la forza come un qualcosa di assurdo, ma dall'imparare a essere persone deboli. Se ci sono riuscito io all'età di vent'anni, senza superpoteri, ce la può fare chiunque: oggi dobbiamo portare tanta umanità».

L’appuntamento si è così trasformato in un intenso momento corale di vicinanza e ascolto, lasciando alla comunità e soprattutto ai tanti studenti intervenuti non un semplice racconto sportivo, ma un prezioso promemoria sulla capacità di accogliere le proprie fragilità per trovare il coraggio di ripartire.

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