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Slot truccate a Cosenza, il procuratore Capomolla: "Meccanismo altamente organizzato e meticoloso"

Autore Redazione Web | lun, 26 ott 2026 14:44 | Cosenza Slot-Truccate Procura Vincenzo-Capomolla Inchiesta

I dettagli dell'inchiesta che ha portato all’esecuzione di quindici misure cautelari personali, tra cui due arresti domiciliari

Un presunto patto corruttivo tra un imprenditore della distribuzione di slot machine e un funzionario dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Cosenza è al centro di un’inchiesta coordinata dalla Procura cosentina. L’operazione, condotta dai carabinieri e dal personale dell’Adm, ha portato all’esecuzione di 15 misure cautelari personali, tra cui due arresti domiciliari e sette divieti di esercitare l’attività di gioco per un anno.

Secondo l’accusa, il dipendente pubblico avrebbe ricevuto periodicamente somme di denaro in cambio di informazioni riservate su date, orari e obiettivi dei controlli, consentendo agli interessati di nascondere le schede illegali e ripristinare il funzionamento regolare degli apparecchi prima delle ispezioni.

L’indagine è partita dall’analisi dei flussi telematici da parte dell’Ufficio controlli giochi della Direzione centrale Adm di Roma, che aveva rilevato anomalie nei volumi di raccolta. Gli accertamenti hanno portato al sequestro di 145 slot manomesse e di circa 80 mila euro in contanti. Già nel novembre 2025 era stato disposto un sequestro preventivo per oltre 12 milioni di euro, nell’ambito dell’ipotesi di peculato legata al mancato versamento del Prelievo unico erariale.

«Si tratta - ha dichiarato il procuratore di Cosenza Vincenzo Capomolla - di un meccanismo altamente organizzato e meticoloso che presupponeva l'esistenza di una rete di relazioni e il coinvolgimento di più soggetti che intervenivano anche fisicamente sugli apparecchi collocati presso i diversi esercizi commerciali».

«Dalle chat - ha spiegato il colonnello Andrea Mommo, comandante provinciale dei Carabinieri di Cosenza - sicuramente è emerso come il soggetto vivesse di provvigioni consistenti. Oltre a una base fissa, c'era anche una percentuale che veniva calcolata in base agli introiti dell'organizzazione».

Il sistema, secondo la ricostruzione investigativa, prevedeva l’installazione di una seconda scheda clandestina accanto a quella regolare collegata alla rete statale. Attraverso telecomandi wireless, modifiche ai cablaggi, timer e interruttori, le giocate venivano indirizzate verso il circuito illegale, sottraendo gli incassi alla tassazione. Per evitare il blocco degli apparecchi, sarebbero stati utilizzati cloni delle smart card ufficiali e disattivati i sensori antimanomissione mediante colla o fascette.

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