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Gallico, l’appello per salvare le testimonianze storiche della fiumara

Autore Redazione Web | dom, 18 ott 2026 21:51 | Gallico Appello

Dal mulino Palamara all’antica torre di guardia, la richiesta di recuperare e valorizzare un patrimonio a rischio abbandono

Recuperare e valorizzare le testimonianze storiche della fiumara Gallico, prima che l’abbandono cancelli una parte della memoria del territorio. È l’appello di Domenico Mazzù, che chiede alle istituzioni un intervento unitario per salvaguardare antichi argini, mulino Palamara, torre di guardia e altri manufatti legati alla storia marinara ed economica di Gallico.

"Lungo il tratto finale della fiumara  Gallico, nei pressi della sua antica foce, si conserva un insieme di manufatti, gloriose testimonianze di secoli di attività lavorative, commerci marittimi, di intensi rapporti socio-culturali e commerciali con la citta’ di Messina (analogamente al borgo marinaro messinese, la Marina di Gallico, nei documenti del ‘700, era denominata “Ringo”).  Sono edifici e strutture oggi in gran parte abbandonati, e per questo a rischio. Associazioni e tecnici del territorio chiedono che vengano recuperati e restaurati come parte di un unico percorso storico e culturale, nel quadro degli interventi di rigenerazione di Gallico Marina e del Borgo marinaro.

I manufatti da salvare sono cinque:

1. Gli antichi muri d'argine della fiumara, costruiti nell’ottocento, testimonianza dell'opera di regimentazione del fiume che ha fissato il rapporto tra l'abitato e il corso d'acqua.

2. Il mulino Palamara, il più significativo del gruppo. Fu eretto alla fine degli anni Sessanta dell'Ottocento dai mugnai Antonino e Paolo Palamara, in un'area alluvionale vicina all'antica torre di guardia e alla marina. Era un mulino "d'inverno", legato alla scarsità d'acqua della fiumara, e nacque in una fase di forte espansione economica della piana del Gallico, in coincidenza con la crescita dei numerosi pastifici della zona. Il suo acquedotto aereo, con diciotto archi in mattoni delle fornaci di Archi, è oggi inglobato nel muro d'argine. L'edificio è privo di copertura e invaso dalla vegetazione, mentre la torre, in muratura di pietrame con finitura a calce, è ancora in buone condizioni. L'accesso avviene da Vico Fiume, (oggi Via della Torre di Gallico)  attraverso una strada sterrata che attraversa un terreno privato. Il mulino restò agli eredi Palamara fino alla metà del Novecento e subì la concorrenza dei mulini elettrici impiantati dalla famiglia Caridi a Gallico Marina dagli anni Venti.

3. La Torre di guardia. Alla fine del ‘500, nei pressi della foce della fiumara Gallico fu costruita una torre di guardia che faceva parte di un ampio progetto difensivo voluto da vicere’ Don Pedro de Toledo allo scopo di evitare gli incessanti e rovinosi sbarchi dei turchi e barbareschi che oltre a provocare distruzione e morte, avevano annientato le marinerie del Regno di Napoli. La “Regia torre di Gallico”, costituiva un avamposto sulla sponda calabra dello Stretto e con il tempo divenne anche un punto di riferimento per le barche che caricavano e scaricavano prodotti e mercanzie, sulla spiaggia della Baronia di Sambatello. Dopo la dismissione del sistema torri, a meta’ ottocento, il terreno e la torre che vi sorgeva in esso, furono rilevati dalla famiglia Calogero, che creo’, intorno ai ruderi della torre, alti un metro e mezzo,  un “giardino di delizie”, chiuso da un muro che ancora esiste. “..Nella stessa proprieta’ vi esistono i ruderi dell’antica Torre demaniale, cioe’ esiste la sua base circolare per un’altezza di circa metro uno e centimetri cinquanta, essendo la parte superiore distrutta da poco tempo a questa parte, come ancora si vede parte del suo materiale ammonticchiato in piede della stessa; ed intorno di detta Torre oggi si vede uno spazio di terreno coltivato a giardinetto di delizia cinto da novissimi muri”. ( Perizia del geometra Michele braqndolino 1873.

4. Antica casa ottocentesca, con magazzini al piano terra e abitazione al primo piano.

Perché recuperare queste importanti testimonianze storiche.

Questi luoghi che rimangono ancora leggibili e concentrati nella stessa area , mostrano come Gallico abbia costruito la propria economia sul mare (commerci marittimi) e sull’acqua del suo fiume, elemento  fondamentale per l’irrigazione dei suoi vasti terreni piantati a gelsi, viti, alberi da frutto e agrumi. Dalla difesa dalle piene ai mulini, dai pastifici ai magazzini e all'armamento navale, tutti sono parte dell'identità del borgo marinaro e un patrimonio che può diventare risorsa culturale, didattica e turistica, in coerenza con gli obiettivi di rigenerazione urbana, sociale, culturale e ambientale dell'area. Ogni anno di abbandono aumenta il rischio di perdite irreversibili: la vegetazione sta già impedendo di conoscere l'interno del mulino, e dello stesso acquedotto restano visibili soltanto le tracce.

Le richieste.

Si chiede alle istituzioni competenti di avviare, in un quadro unitario:

- una ricognizione completa dei beni, con rilievi, verifica dello stato di tutela e di proprietà e censimento della documentazione storica;

- la pulizia dalla vegetazione e la messa in sicurezza dei manufatti, a partire dal mulino;

- accordi con i proprietari, anche per garantire un accesso pubblico stabile;

- il restauro e il riuso dei beni all'interno di un percorso lungo la fiumara che colleghi la marina, il Borgo Cecilia e il lungomare, con funzioni di documentazione, didattica e accoglienza;

- l'inserimento di questo patrimonio negli strumenti di programmazione degli interventi su Gallico Marina.

Recuperare questi luoghi significa restituire a Gallico un racconto condiviso, utile ai residenti e ai visitatori, e legare il futuro del borgo alla memoria del suo lavoro.

 

1 - Ruderi Mulino Palamara.

2 – Recinto chiuso da muro ottocentesco nel quale si trovano pochi ruderi Torre di guardia.

3 – Simulazione.

4 – Carta topografica con indicazione Torre di guardia e Mulino Palamara. Perizia Brandolino 187"

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