Dai dati sull'inclusione scolastica alle criticità della lingua: l'analisi dell'ex ispettore tecnico USR Guido Leone sulla presenza degli alunni stranieri nelle classi della regione
La querelle sull’inclusione o sulla temuta ghettizzazione degli studenti stranieri nelle scuole italiane ha richiamato l’attenzione su questa particolare tipologia di alunni di cui forse si parla poco, rispetto a diversi anni fa, quando l’immigrazione portava sui banchi di scuola migliaia di alunni stranieri che non conoscevano nemmeno una parola d’italiano.
Con il passare del tempo, la situazione è notevolmente cambiata in termini numerici e anche perché molti , ormai ,sono i minori figli di stranieri nati in Italia come vedremo più avanti. La nostra normativa ministeriale resta , comunque,tra le più avanzate in Europa.
Intanto, venendo alle cifre, sono 931.323 gli studenti senza cittadinanza italiana nelle scuole del nostro Paese nell’a. s. 2024/25. L’11,6% del totale quasi 12 studenti su ogni 100 non hanno passaporto italiano. In venti anni siamo passati dal 3,5% all’11,6%. Lo dice l’ultimo report della Fondazione ISMU dello scorso 2 settembre su fonte dati ISTAT.
Le scuole calabresi, secondo l’ultimo Focus del Ministero dell’Istruzione, nell’a.s. 2023 2024, sono state frequentate da 17.783 alunni con cittadinanza non italiana, pari al 2,4% del totale. In crescita di 1090 unità rispetto all’anno precedente.
Un dato in apparenza piccolo se confrontato con il Nord dove in Emilia Romagna, per esempio, si arriva al 10% degli iscritti mentre in Calabria siamo al 3%. Nella nostra regione quasi i due terzi degli stranieri siedono alla materna e alle elementari. Sono le nuove leve. La ripartizione ufficiale per ordine dice: nelle scuole dell’infanzia sono 3426 alunni; nella primaria: 4613; nella secondaria di I grado: 2.923; nella secondaria di II grado: 3928.
A livello nazionale il fenomeno è ancora più chiaro: su 914.860 alunni stranieri nel 2022/23, il 76,2% dei marocchini, il 75% degli albanesi e l’84,7% dei cinesi è nato in Italia. Sono seconde generazioni, ma per lo Stato risultano ancora stranieri.
Le provenienze più rappresentate in Calabria ricalcano il dato nazionale: Romania 17,9%, Albania 13,5%, Marocco 12,3%, Cina 6,4%, poi India, Egitto e Moldavia.
La provincia calabrese con più alunni stranieri è Cosenza con 4663 alunni: 867 all’infanzia, 1504 alla primaria, 933 alla media, 1359 alle superiori.
Segue Reggio Calabria con 4.015 : 617 infanzia,1246 primaria, 790 medie,1362 superiori. A Catanzaro 2497, a Crotone 968, a Vibo 922.
A livello regionale la Calabria è la 15esima in Italia per presenza, lontanissima dalla Lombardia che ne ha 219.275. Ma il trend è velocissimo, anche per effetto delle regolarizzazioni e degli sbarchi.
Il segmento degli alunni con cittadinanza non italiana nati in Italia registra un progressivo aumento. Questa tipologia di alunni è portatrice di storie e bisogni educativi diversi da coloro che sono appena arrivati in Italia. Sono “studenti in attesa” della legge sulla cittadinanza bloccata in Parlamento. Si attende una legge, magari frutto di molte mediazioni, che dovrebbe coniugare le proposte dello ius soli con quelle dello ius culturae.
Bene, se dovesse andare in porto la riforma ci sarebbero in Italia poco più del 60% di ragazzi e ragazze di seconda generazione che avrebbero in poco tempo i requisiti per diventare cittadini italiani.
Aspetto centrale del processo d’inclusione scolastica degli alunni con cittadinanza non italiana è la loro distribuzione tra le scuole e, all’interno delle scuole, tra le classi. Al fine di evitare la concentrazione degli alunni con cittadinanza non italiana in determinate scuole e favorire piuttosto una loro distribuzione equilibrata, il Ministero dell’Istruzione ha fissato alcuni criteri organizzativi circa la loro distribuzione tra le scuole e nelle singole classi.
In base alle disposizioni ministeriali con circolare n.2 dell’8 gennaio 2010 il numero di alunni con cittadinanza non italiana con ridotte conoscenze della lingua italiana non deve superare di norma il 30% degli iscritti in ciascuna classe e in ciascuna scuola. Prevedeva già di norma 30% con deroghe se gli alunni hanno adeguate competenze linguistiche. Nel 2022/23 il 7,6% delle classi statali lo superava lo stesso. Trasformarlo in legge, come si intenderebbe fare, non risolve il problema logistico dei quartieri ad alta concentrazione, dove mancano trasporti, scuole e mediatori. La disomogeneità territoriale genera pressioni diverse su scuole diverse, anche a pochi chilometri di distanza. Una scuola con una quota molto alta di studenti neo-arrivati deve attivare risorse per l'italiano come seconda lingua molto più intensamente di una scuola con presenza minima. Questo spiega perché il dibattito sui tetti percentuali nasce soprattutto in alcuni contesti urbani specifici, ne può essere intesa come questione generale del sistema scolastico italiano.
di Guido Leone
Gli Uffici Scolastici Regionali sono tenuti, poi, a facilitare una distribuzione equilibrata degli alunni con cittadinanza non italiana tra le scuole attraverso la promozione di accordi a livello locale e intese tra scuola ed Enti locali.
Resta fondamentale ,infine, per la scuola la disponibilità di mediatori linguistici e culturali, di facilitatori didattici, con i corsi di appoggio e di tutoring per gli alunni stranieri, col sostegno economico più allargato per le scuole che ospitano numeri alti di immigrati.
Anche le nostre scuole reggine e calabresi in questi anni hanno sperimentato modelli organizzativi diversi, pratiche per l’accoglienza, azioni di approccio al processo di integrazione. Insomma, sia pure con fatica le istituzioni scolastiche si sono caratterizzate per una pedagogia dell’accoglienza e dell’integrazione. Ma non ci nascondiamo che, tra le difficoltà che determinano l’insuccesso scolastico, la barriera linguistica e culturale è quella più rilevante, primo anello di una catena di esclusioni che si amplificano via via che si sale nel grado di istruzione. Vanno potenziate le figure dei mediatori e dei facilitatori, dei laboratori linguistici, gli sportelli per i genitori e poi far funzionare bene il protocollo accoglienza previsto dall’art.45 DPR 394/99, che esiste in quasi tutti gli istituti calabresi ma che spesso resta sulla carta.
Non si può pensare ad una azione educativa della scuola che sia avulsa dal contesto educativo delle città e, viceversa, le azioni delle amministrazioni comunali sarebbero velleitarie se non sono coordinate con le azioni di tutti gli altri soggetti, di cui la scuola è uno dei più importanti. Occorre affrontare il problema con un rafforzamento della cooperazione tra scuola e città e nell’attuazione di politiche efficaci di integrazione sociale.
*già Ispettore tecnico USR Calabria