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Abuso su una tredicenne a Torino, l’appello di Simona Caracciolo: "La prova deve tradursi in tutela"

Autore Redazione Web | mer, 02 set 2026 06:59 | Abuso Violenza Simona-Caracciolo Città-Metropolitana

La Consigliera di Parità della Città Metropolitana interviene sul caso della ragazzina, il cui racconto ha trovato riscontro nelle immagini delle telecamere


"Nei giorni scorsi, a Torino, una ragazzina di tredici anni è stata vittima di un grave abuso sessuale mentre si trovava in un negozio del suo quartiere per un gesto quotidiano, quello di comprare qualcosa da bere. Il suo racconto, definito preciso e coerente, ha trovato riscontro nelle immagini delle telecamere di sorveglianza. È una vicenda che ha acceso il dibattito pubblico e politico, e che merita, prima di ogni altra considerazione, un pensiero per lei".

Così la consigliera di parità della Città Metropolitana Simona Caracciolo.

"Non è nel mio ruolo entrare nel merito di un provvedimento, né di una decisione che appartiene, come deve essere in uno Stato di diritto, a chi ha la responsabilità di prenderla. Ci sono momenti in cui il ruolo che rivesto mi impone di alzare la voce non contro qualcuno, ma per qualcosa: per il principio, semplice e non negoziabile, che chi subisce violenza ha diritto a un sistema che la protegga per intero, in ogni sua articolazione, senza cedimenti e senza eccezioni - continua -. Quando la violenza è documentata — quando esiste un'immagine, un filmato, un dato che non lascia spazio al dubbio — quella prova non è un dettaglio tecnico. È la testimonianza più cruda del fatto che ciò che una vittima ha raccontato è accaduto davvero, esattamente come lo ha raccontato. E allora la domanda che, come Consigliera di Parità, sento di dover porre, con rispetto per ogni dolore coinvolto, compreso quello silenzioso di una minore che oggi porta dentro di sé un trauma che nessuna sentenza potrà cancellare, è questa: come possiamo, come comunità, come istituzioni, come cittadini, costruire un sistema in cui la certezza della prova si traduca sempre in certezza della tutela?".

"La violenza di genere, la violenza sulle donne, il femminicidio non sono eventi isolati da leggere uno per volta, con lo sguardo corto dell'emergenza. Sono un sistema — culturale prima ancora che giuridico — che si combatte solo se ogni anello della catena, dalla prevenzione alla giustizia, dalla sanità all'accoglienza, dalla scuola alla comunicazione, agisce con la stessa, identica determinazione: quella di non lasciare mai sola una vittima. Non è accusa. È appello. Un appello che rivolgo a chi, come me, ha responsabilità pubbliche, perché la parola "garanzia" non resti un principio astratto ma diventi pratica quotidiana, visibile, percepibile da ogni donna e da ogni ragazza che ha il coraggio — enorme, sempre — di raccontare ciò che ha subito. Perché ogni volta che una vittima trova la forza di parlare, e le prove confermano ogni sua parola, il sistema tutto — non un solo suo ingranaggio — ha il dovere morale, prima ancora che giuridico, di risponderle: ti crediamo, ti proteggiamo, non sei sola".



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