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La Reggina si presenta alla città: una festa amaranto tra risate, emozioni e qualche rimpianto

Autore Giorgia Rieto | sab, 29 ago 2026 13:57 | Reggio-Calabria Reggina Calcio Serie-D

Una serata riuscita, con qualche inevitabile momento di rodaggio, la comicità tutta reggina di Santo Palumbo e Gennaro Calabrese, l’energia di Raffaello e il consueto show di Claudio Lotito

Una serata amaranto, prima ancora che una semplice presentazione. L’Arena dello Stretto “Ciccio Franco”, gremita e vestita dei colori della Reggina, ha fatto da cornice alla presentazione della squadra che si appresta ad affrontare la nuova stagione. Un appuntamento fortemente voluto dal club e organizzato insieme alle istituzioni cittadine, trasmesso anche in diretta da ReggioTv, con l’obiettivo evidente di rinsaldare il rapporto tra la squadra e una città che, negli ultimi anni, ha dovuto attraversare più di una delusione.

La risposta del pubblico è stata importante. L’Arena ha fatto la sua parte, come spesso accade quando si parla di Reggina. Eppure, proprio osservando la serata con un minimo di distanza, emergono luci e ombre che vale la pena raccontare senza lasciarsi condizionare dall’entusiasmo del momento.

I conduttori e il rodaggio necessario

Leonardo Metalli e Alessio De Giuseppe hanno avuto il compito tutt’altro che semplice di accompagnare la serata. Un palco importante, una piazza particolare, un pubblico esigente e, soprattutto, un’Arena già calda prima ancora che lo spettacolo entrasse nel vivo.

All’inizio è sembrato evidente un certo periodo di adattamento. Vuoi il caldo, vuoi l’atmosfera particolare della piazza, vuoi il rapporto inevitabilmente diverso che si crea tra un conduttore e un pubblico quando quest’ultimo è parte integrante dello spettacolo, i due hanno avuto bisogno di qualche minuto per prendere le misure.

Non è una bocciatura, tutt’altro. È semplicemente il normale rodaggio di una serata dal contesto molto particolare. Con il passare dei minuti, Metalli e De Giuseppe hanno trovato maggiore naturalezza, riuscendo a condurre l’appuntamento con professionalità e portandolo alla conclusione senza particolari sbavature.

A dare una mano decisiva, però, sono stati soprattutto due uomini che quella piazza la conoscono bene.

Quando Palumbo e Calabrese hanno preso per mano l’Arena

Santo Palumbo e Gennaro Calabrese hanno rappresentato probabilmente una delle certezze più solide della serata.

E non poteva essere altrimenti. Perché quando davanti hai un pubblico reggino e sul palco ci sono due artisti reggini capaci di parlare la lingua della città, non soltanto quella italiana, il rapporto diventa immediato.

Palumbo e Calabrese hanno fatto ridere l’Arena, hanno alleggerito i momenti più ingessati e hanno riportato la serata su un terreno familiare, popolare, genuinamente reggino. La loro presenza ha dimostrato ancora una volta quanto sia importante, in manifestazioni di questo tipo, inserire elementi capaci di creare un ponte immediato tra il palco e la gente.

In una serata che aveva anche una dimensione televisiva, serviva qualcuno capace di ricordare a tutti che quella non era soltanto una trasmissione da mandare in onda: era la presentazione della Reggina alla sua città.

E Palumbo e Calabrese lo hanno fatto nel modo che conoscono meglio: facendo ridere.

Quel posto vuoto che si è fatto notare

C'è però un'assenza che, nel corso della serata, è risultata evidente: quella del tifo organizzato.

Senza accusare nessuno e senza voler trasformare una scelta o una mancata presenza in una polemica, è semplicemente un peccato che in un appuntamento pensato per celebrare il rapporto tra la Reggina e la sua gente sia mancata quella componente che, storicamente, sa trasformare una festa in qualcosa di difficilmente replicabile.

Perché sappiamo bene cosa può fare il tifo organizzato quando decide di mettere in scena la propria idea di appartenenza.

Basta tornare con la memoria alla festa per la promozione in Serie B, quando la Via Marina diventò uno spettacolo magico, un'enorme macchia amaranto capace di raccontare a chiunque guardasse cosa significhi vivere la Reggina a Reggio Calabria.

Quella notte è ancora negli occhi di molti.

Ecco perché, senza cercare colpe o responsabilità, è inevitabile pensare che una presenza organizzata avrebbe potuto aggiungere qualcosa di speciale anche alla serata dell'Arena. Non necessariamente più rumore, ma più identità, più coreografia, più appartenenza.

E sarebbe stata bella anche una voce femminile

Un altro piccolo elemento che è mancato è stata la presenza di una donna alla conduzione.

Metalli e De Giuseppe hanno svolto il loro compito con professionalità, ma una conduzione a tre, con una voce femminile capace di alternarsi ai due giornalisti, avrebbe probabilmente dato maggiore ritmo e varietà alla serata.

Non è una questione di quote o di presenza obbligatoria. È semplicemente una considerazione legata alla costruzione dello spettacolo: una voce, un'impostazione e una sensibilità differenti avrebbero potuto arricchire ulteriormente il palco.

Raffaello e quel legame che passa dalla musica

A tenere vivo il filo dell'identità amaranto ci ha pensato anche Raffaello, interprete legato indissolubilmente all'inno “Vai Reggina!”.

La musica, in questo caso, non è stata un semplice intermezzo. “Vai Reggina!” è diventato negli anni un elemento riconoscibile della narrazione amaranto e la presenza di Raffaello ha contribuito a riportare sul palco quella dimensione emotiva che spesso una presentazione rischia di perdere tra interviste, annunci e scaletta televisiva.

Perché la Reggina non è soltanto una squadra da presentare. È anche un insieme di suoni, ricordi, volti e rituali.

Poi è arrivato Lotito. E il copione era quello conosciuto

Quando ha preso la parola Claudio Lotito, il registro è inevitabilmente cambiato.

Il patron della Reggina, tra gli altri della Lazio, ha fatto quello che ormai gli riesce naturale: parlare senza troppi freni, toccare diversi argomenti e lasciare sul tavolo una serie di annunci e messaggi rivolti tanto alla squadra quanto alla città.

Il punto centrale è stato chiaro: la società non considera concluso il proprio mercato.

Lotito ha annunciato l'arrivo di altri calciatori, parlando di un rinforzo per ciascun reparto, senza però entrare nei dettagli dei nomi. Un'indicazione che lascia aperta la costruzione della rosa e che, soprattutto, conferma la volontà della proprietà di non fermarsi a quanto già fatto.

È stato il solito Lotito: diretto, sicuro, a tratti istrionico, capace di spostare rapidamente il discorso dal campo alle ambizioni societarie e dal presente al futuro.

Ma al di là del personaggio, il messaggio che è arrivato alla squadra è stato molto concreto: la società farà la propria parte, adesso toccherà ai calciatori.

Cannizzaro non parla, ma il suo nome attraversa la serata

Una curiosità della serata è stata la mancata presa di parola del sindaco Francesco Cannizzaro.

Pur non intervenendo direttamente dal palco, il suo nome è stato richiamato ripetutamente praticamente da tutti i protagonisti, compreso il nuovo allenatore amaranto Marco Marchionni.

Una presenza, dunque, tutt'altro che marginale nel racconto della serata, anche senza un intervento diretto.

Il rapporto tra istituzioni, città e società è stato uno dei fili conduttori dell'appuntamento. La Reggina, oggi, vuole evidentemente presentarsi come patrimonio sportivo della città e non soltanto come una società calcistica. E la presenza istituzionale all'Arena ha rappresentato una parte importante di questa narrazione.

Favasuli, l'ovazione che dice più di mille parole

Poi ci sono stati gli applausi.

Quelli veri, spontanei, difficili da programmare.

L'ovazione riservata al dottor Pasquale Favasuli è stata una delle fotografie più belle della serata. Un'accoglienza che, per intensità, ha ricordato quella che si riserverebbe a un centravanti capace di garantire trenta gol a stagione.

E forse proprio per questo è stata significativa.

Perché ha raccontato il rapporto che esiste tra una persona e una piazza, al di là del ruolo ricoperto. Il pubblico ha riconosciuto in Favasuli una figura evidentemente percepita come parte della storia recente e del mondo amaranto.

Laribi capitano: una scelta che porta con sé un significato

Altro momento importante è stato quello dedicato a Momo Laribi.

Il calciatore che sarà il capitano della Reggina per la nuova stagione. Una scelta che porta con sé un significato preciso, soprattutto considerando il modo in cui Laribi ha sempre mostrato passione e amore per la maglia amaranto.

Non è soltanto una fascia.

È una responsabilità.

Essere capitano della Reggina significa diventare uno dei riferimenti di una squadra che deve necessariamente ricostruire credibilità e appartenenza. E Laribi, per storia e atteggiamento, sembra avere le caratteristiche per interpretare questo ruolo.

Adesso, però, basta con le presentazioni

La Festa Amaranto ha fatto quello che doveva fare: ha presentato una squadra, ha riunito una parte importante della città, ha acceso entusiasmo e ha restituito alla Reggina un palcoscenico degno della sua storia.

Ma una presentazione, per quanto bella, rimane una presentazione.

Adesso comincia un'altra storia.

Lo ha ricordato Santo Palumbo, in uno dei passaggi più significativi della serata: adesso tocca ai calciatori.

Tocca a loro onorare quella maglia.

Tocca a loro dimostrare, sul campo, cosa significhi essere reggini e cosa significhi essere calciatori della Reggina. Non soltanto davanti alle telecamere, non soltanto durante una presentazione, non soltanto quando l'Arena applaude.

La maglia amaranto dovrà essere onorata ogni domenica, in ogni campo, in ogni contrasto, in ogni corsa, in ogni momento difficile.

Perché ci sono reggini in ogni parte del pianeta che guarderanno questa squadra e cercheranno, attraverso quei giocatori, un pezzo della propria città.

È questa la responsabilità più grande.

E forse è proprio questo il vero messaggio lasciato dalla serata dell'Arena: la festa è finita, le luci si sono spente, gli applausi sono terminati.

Ora tocca alla Reggina.

E soprattutto tocca a chi indossa quella maglia dimostrare di aver capito fino in fondo cosa significa farlo.

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