Puglia, Calabria, Basilicata e Molise al centro della denuncia del sindacato
È un quadro definito ormai emergenziale e cronicizzato quello denunciato dall’OSAPP nelle strutture penitenziarie di Puglia, Calabria, Basilicata e Molise. A lanciare l’allarme è Pasquale Montesano, SGA OSAPP, che raccoglie le segnalazioni provenienti dagli istituti delle quattro regioni e denuncia condizioni di lavoro che, secondo il sindacato, avrebbero ormai superato il limite della sostenibilità.
Al centro della contestazione ci sono sovraffollamento dei reparti detentivi, gravi carenze di organico, condizioni microclimatiche particolarmente difficili e il susseguirsi di eventi critici e aggressioni ai danni del personale di Polizia Penitenziaria.
Secondo Montesano, a fronte di una situazione che richiederebbe risposte immediate, si registrerebbe un “totale e assordante silenzio” da parte dei vertici dell’Amministrazione Penitenziaria.
L’OSAPP sottolinea inoltre come siano già state inoltrate formali segnalazioni, richieste di intervento e sollecitazioni finalizzate alla tutela della salute e della sicurezza degli operatori, anche richiamando gli obblighi previsti dalla normativa in materia di sicurezza sul lavoro, ma senza ottenere, secondo quanto denunciato dal sindacato, riscontri concreti.
“Il personale non può pagare le inefficienze del sistema”
La preoccupazione riguarda soprattutto le condizioni nelle quali gli agenti sono chiamati quotidianamente a svolgere il proprio servizio.
“Il personale non può continuare a supplire alle carenze strutturali dell’Amministrazione a prezzo della propria salute e dell’incolumità personale”, sostiene Montesano, evidenziando la necessità di interventi che vadano dall’adeguamento dei Documenti di Valutazione dei Rischi (DVR) alle misure logistiche immediate, fino al rafforzamento degli organici.
Per il sindacato, il protrarsi dell’emergenza rappresenterebbe una particolare forma di disattenzione nei confronti degli istituti penitenziari del Mezzogiorno, dove gli agenti si troverebbero a fronteggiare quotidianamente una crescente pressione operativa.
L’OSAPP chiede quindi un intervento urgente su tre fronti: un riscontro formale alle segnalazioni già trasmesse, misure straordinarie per la messa in sicurezza dei posti di servizio e la tutela psicofisica degli operatori, oltre all’attivazione dei protocolli di sorveglianza sanitaria e alla verifica degli standard operativi negli istituti interessati.
La minaccia di rivolgersi agli organi di vigilanza
La vertenza potrebbe ora assumere contorni ancora più decisi. Montesano annuncia infatti che, qualora l’Amministrazione Penitenziaria dovesse continuare a non fornire risposte, il sindacato è pronto ad attivare “tutte le forme di tutela previste dalla normativa vigente”.
Nel mirino potrebbero finire anche gli organi di vigilanza esterni, tra cui le ASL – attraverso gli SPRESAL – e l’Ispettorato del Lavoro.
L’obiettivo dichiarato è quello di riportare al centro dell’attenzione la sicurezza e la dignità degli operatori della Polizia Penitenziaria.
L’OSAPP, infine, annuncia anche possibili iniziative di mobilitazione qualora non dovessero arrivare risposte concrete. La richiesta è chiara: non lasciare soli gli agenti e intervenire prima che una situazione già definita critica possa trasformarsi in un’emergenza ancora più grave.