Angelo Turano chiede al primo cittadino di affrontare la vicenda per restituire la pista agli atleti
Dopo dodici anni di attese, promesse e rinvii, torna al centro dell’attenzione la vicenda del Campo CONI “Aldo Penna”. Il dottor Angelo Turano ha rivolto un appello al sindaco di Reggio Calabria chiedendo un incontro per individuare una soluzione concreta e, soprattutto, più rapida.
Questa lettera non nasce da una contrapposizione con Lei o con l’Amministrazione che oggi governa la città. Al contrario», chiarisce Turano, spiegando di essere consapevole delle numerose difficoltà che l’Amministrazione si trova quotidianamente ad affrontare.
"Il nodo, però, resta il tempo trascorso: «Noi veniamo da dodici anni di promesse, rinvii, rassicurazioni e attese. Dodici anni nei quali, nonostante le parole e gli impegni assunti nel tempo, siamo sostanzialmente ancora al punto di partenza".
Secondo quanto riferito nella lettera, la ditta incaricata dei lavori non avrebbe ricevuto quanto dovuto e non sarebbe quindi intenzionata a proseguire gli interventi. Turano precisa di non voler entrare nel merito delle responsabilità, ma pone l’attenzione sui tempi necessari per la riapertura dell’impianto.
"Se i lavori dovessero ripartire seguendo integralmente l’attuale impostazione, ci è stato riferito che potrebbero essere necessari circa dodici mesi prima di poter tornare a utilizzare l’impianto".
Da qui la proposta di valutare una diversa priorità degli interventi, partendo dalla pista di atletica e completando successivamente le altre opere. "Questo consentirebbe di restituire agli atleti una struttura funzionante in un tempo molto più breve, che potrebbe essere nell’ordine di circa due mesi, anziché costringerci ad aspettare un altro anno".
L’appello è quindi diretto al sindaco: "Non Le chiediamo di risolvere in una mattina ciò che altri non hanno risolto in dodici anni. Le chiediamo soltanto di prendere in mano la situazione, verificarla personalmente e, se esiste una strada più rapida e concretamente percorribile, di avere il coraggio di percorrerla".
E la richiesta finale è quella di un confronto diretto: "Noi non abbiamo bisogno di un’altra promessa. Abbiamo bisogno di una possibilità".