Il criminologo sottolinea la necessità di attendere gli esiti dell’autopsia e degli accertamenti
«La morte di Franco Fava, 55 anni, avvenuta nella sua abitazione di Stignano, nel Reggino, deve essere affrontata con particolare prudenza. La moglie 47enne è stata sottoposta a fermo e gli investigatori stanno cercando di stabilire come si sia prodotto il grave trauma cranico che avrebbe provocato la morte dell’uomo: se per una caduta accidentale, per una spinta o attraverso una diversa condotta. L’autopsia sarà determinante».
Lo afferma Aldo Di Giacomo, criminologo ed esperto di fenomeni criminali: «Questo è uno di quei casi nei quali una parola può cambiare completamente la lettura dei fatti. Dire che una persona è morta “durante una lite” non significa ancora sapere come e perché sia morta».
«Tra una perdita accidentale dell’equilibrio, una spinta, un gesto difensivo, un’aggressione volontaria e una condotta finalizzata a uccidere esistono differenze enormi, sia criminologiche sia giuridiche. È proprio ciò che gli accertamenti dovranno stabilire».
Secondo Di Giacomo, «l’errore sarebbe partire dall’esito — una persona morta e un’altra sottoposta a fermo — e costruire all’indietro una storia già definita. L’indagine deve fare esattamente il contrario: partire dalle tracce, dalla posizione del corpo, dalla lesività, dalla dinamica della caduta, dalle testimonianze e dalla ricostruzione della discussione».
«Anche il litigio deve essere letto correttamente. Un litigio non è automaticamente un movente e non dimostra da solo un’intenzione omicida. È un contesto dentro il quale possono verificarsi condotte molto diverse. Stabilire quale si sia verificata a Stignano è oggi il vero punto investigativo».
«La criminologia non serve a distribuire etichette prima degli investigatori. Serve anche a ricordare che tra un evento tragico e un omicidio volontario esiste uno spazio probatorio che deve essere riempito dai fatti. In questo momento la cosa più corretta è aspettare che autopsia e accertamenti scientifici dicano ciò che la cronaca, da sola, non può ancora dirci».