La madre della piccola Maria Pia contesta il diniego dell’assistenza infermieristica per la figlia e annuncia iniziative presso Ministeri, Procura e Tribunale
"Il muro di gomma della burocrazia sanitaria e delle istituzioni locali ha superato ogni limite". È la denuncia di Simona Coluccio, madre e amministratore di sostegno di Maria Pia , che affida a un lungo post pubblico la sua protesta per il diniego dell’assistenza infermieristica richiesta per consentire alla figlia, affetta da gravi problematiche, di trascorrere alcune giornate al mare.
La richiesta, presentata il 13 maggio, riguardava la possibilità per il personale infermieristico di accompagnare Maria Pia durante le uscite. La risposta dell’ASP, secondo quanto riferito dalla madre, sarebbe arrivata l’11 agosto, con il rigetto dell’istanza.
Coluccio contesta inoltre la gestione del Progetto di Vita, affermando che quello della figlia è scaduto a luglio senza un adeguato monitoraggio e aggiornamento nel corso dell’ultimo anno.
Nel post la madre richiama diverse disposizioni normative, tra cui la Legge 328/2000, il D.Lgs. 62/2024 e la Legge 67/2006, sostenendo che il diniego e i ritardi avrebbero compromesso il diritto all’assistenza e all’inclusione.
Al centro della contestazione anche il cosiddetto "vincolo di sede" richiamato dall’ASP.
"Mi è stato persino suggerito di portare la piccola alle terme o in piscina", racconta Coluccio, che chiede però di sapere quali strutture della zona siano realmente attrezzate per accogliere una persona con le condizioni di Maria Pia e con personale specializzato.
La madre ricorda anche i 16 anni di attività dedicate all’inclusione, tra campi estivi e iniziative rivolte a persone con gravi disabilità, e contesta l’assenza, a suo dire, di un adeguato coinvolgimento dell’Ambito Sociale Territoriale.
"Mia figlia al mare ci andrà comunque", scrive Coluccio, annunciando che ricorrerà a un’ambulanza privata e alla Croce Rossa.
Ma la battaglia, assicura, non finisce qui. La documentazione relativa al diniego e alla gestione del Progetto di Vita sarà sottoposta, annuncia, al Ministero per le Disabilità, al Ministero della Salute, alla Procura della Repubblica e al Tribunale Civile, anche per valutare eventuali profili di discriminazione.
Una denuncia forte, dunque, che ora chiama in causa le istituzioni e alla quale dovranno seguire, se arriveranno, le repliche degli enti interessati.