Giro d’Italia 2026, Reggio Calabria sparita dalla mappa: lo Stivale si è dimenticato la sua punta

Autore Redazione Web | mer, 13 maggio 2026 11:15 | Giro-D'italia Ciclismo Reggio-Calabria

Si parte dalla Bulgaria e si disegna un’Italia selettiva: fuori Sicilia, Sardegna, Puglia e Umbria

Il Giro d’Italia 2026, la corsa rosa più amata e iconica dello Stivale, sembra aver deciso quest’anno di raccontare l’Italia… a metà. O forse meno. Perché guardando la mappa della Giro d'Italia, la sensazione non è quella di un grande abbraccio nazionale, ma di un disegno selettivo, dove alcune regioni salgono in sella e altre restano semplicemente fuori dal percorso.

Si parte dall’estero, ancora una volta. La corsa prenderà il via dalla Bulgaria con tre tappe iniziali. Una scelta ormai quasi abituale per il Giro, che però ogni anno alimenta la stessa domanda: quanto resta davvero “Italia” nel Giro d’Italia?

Poi si rientra nello Stivale. E qui la mappa inizia a diventare curiosamente incompleta.

La Calabria è presente solo in parte, con la quarta tappa Catanzaro–Cosenza. Un passaggio importante, sì, ma che lascia fuori proprio la zona più simbolica e identitaria del territorio: la punta estrema dello Stivale.

E infatti Reggio Calabria non c’è.

Non compare come arrivo, non come partenza, non come tappa intermedia. Semplicemente assente. Come se lo Stivale, nel suo punto più a Sud, si interrompesse prima. Eppure Reggio Calabria non è una città qualsiasi: è lo Stretto, è la porta verso la Sicilia, è uno dei punti più iconici della geografia italiana. Ma nella mappa 2026, quella punta dell’Italia sembra non esistere proprio.

E Reggio non è sola.

Fuori dal percorso restano anche la Sicilia e la Sardegna, due isole simbolo del Paese e del ciclismo stesso, ancora una volta completamente escluse. Nessuna tappa, nessun arrivo, nessuna partenza: semplicemente assenti dal racconto.

Stesso destino per la Puglia, che non compare affatto nella mappa del Giro 2026, e per l’Umbria, anch’essa fuori dal disegno della corsa. Due territori centrali nella geografia italiana che, almeno per quest’anno, restano spettatori.

E poi c’è il Molise, che il Giro lo vede solo passare. Una frazione lo attraverserà, ma senza partenza né arrivo: una presenza più simbolica che sportiva, quasi un attraversamento “di cortesia”.

Nel quadro generale, l’impressione è quella di un’Italia a macchia di leopardo. Alcune regioni protagoniste, altre appena sfiorate, altre ancora completamente fuori dalla narrazione della corsa.

Un’Italia che corre, sì. Ma solo in parte.

E allora, tra ironia e amarezza, resta una domanda semplice: se lo chiamano Giro d’Italia, quanto è davvero rappresentata l’Italia intera? E soprattutto, come si può raccontare lo Stivale dimenticandosi proprio della sua punta più estrema, quella Reggio Calabria che dell’Italia è confine, identità e simbolo allo stesso tempo?

Aggiornamenti e notizie