L’intesa punta anche alla possibile collocazione di presidi delle forze di polizia, consolidando così il legame tra legalità, sicurezza e sviluppo del territorio
È stato rinnovato per un ulteriore triennio l’accordo istituzionale siglato nel 2023 tra l’ANBSC (Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati) e la Regione Calabria, con l’obiettivo di rafforzare le politiche di valorizzazione dei beni confiscati e promuoverne il riuso sociale, il recupero e la rigenerazione urbana.
L’intesa punta anche alla possibile collocazione di presidi delle forze di polizia, consolidando così il legame tra legalità, sicurezza e sviluppo del territorio.
A firmare il rinnovo, alla presenza della sottosegretaria all’Interno con delega ai beni confiscati Wanda Ferro, sono stati il direttore dell’Agenzia nazionale, prefetta Maria Rosaria Laganà, e l’assessore regionale alla Legalità e sicurezza Antonio Montuoro.
Secondo quanto riferito da ANSA, il rinnovo del protocollo rappresenta un passaggio di particolare rilevanza istituzionale. “Consolida e rilancia un modello di collaborazione che in questi anni ha prodotto risultati concreti”, ha dichiarato Wanda Ferro, sottolineando il lavoro sinergico portato avanti con la Regione guidata dal presidente Roberto Occhiuto.
I numeri confermano l’importanza dell’azione avviata: in Calabria risultano 3.869 immobili destinati, di cui 3.164 già trasferiti agli enti locali. Molti di questi sono stati restituiti alla collettività, diventando presìdi di legalità, luoghi di inclusione sociale e strumenti di contrasto alle dipendenze e alla marginalità.
Per quanto riguarda il comparto produttivo, sono 289 le aziende già destinate, mentre 439 risultano ancora in gestione per iter giudiziario, di cui 256 già definitivamente confiscate.
“Garantire continuità e stabilità a questa azione coordinata è una priorità assoluta – ha aggiunto Ferro – perché è proprio dalla restituzione di questi beni ai cittadini che passa una parte fondamentale della credibilità dello Stato e della fiducia nelle istituzioni”.
L’esperienza calabrese si conferma così un modello di riferimento anche a livello nazionale: accordi analoghi sono stati già stipulati con le Regioni Sicilia, Lombardia e Campania, mentre è prevista a breve la sottoscrizione anche con la Regione Piemonte.