Dopo i trionfi in A3, il dirigente amaranto guarda al futuro con un nuovo obiettivo: portare Reggio Calabria ai vertici del volley nazionale
Il volley per lui non ha segreti: dopo avere sfiorato le Olimpiadi da giocatore
oggi è un diesse che sogna grandi traguardi per Reggio
La storia che si ripete anche sotto rete. Dopo 38 anni la grande pallavolo di A2 maschile torna a Reggio: domenica alle
ore 16 al “Pala Calafiore” ci sarà l’esordio casalingo della Domotek contro il
Brescia.
Il sestetto reggino ha già iniziato con una bella vittoria in trasferta contro
l’Abba Pineto ed il Ds, gloria assoluta del volley cittadino in ambito
nazionale.
Una storia bellissima, raccontata passo passo, sin dai primi tocchi alla
palla-ecco un estratto dallo speciale.
Da un campetto realizzato in uno spazio adiacente al Santuario Madonna della
Grazia, a Gallico Superiore, con le prime timide schiacciate sotto l’occhio
vigile di Pietro Furfaro, allenatore dell’allora “Trapani Lombardo”, alle 70
presenze in nazionale.
La maglia azzurra arrivò grazie all’esordio in Superlega ad appena 17 anni,
dopo un paio di stagioni con la Libertas Sbarre in serie B.
«Il mio primo
approccio con le nazionali giovanili – ha ricordato Cesare Pellegrino –
avvenne, nel 1978, grazie a Oddo Federzoni, che mi notò in occasione delle
finali nazionali dei Giochi della Gioventù a Palermo. A seguire, con Franco
Andertini, arrivò la convocazione in under 18 e nella prequalificazione degli
europei, in Finlandia, ci classificammo primi, superando anche Polonia e
Israele. Guadagnammo la finale in Portogallo. Il successivo passaggio fu quello
dell’under 23 con Adriano Pavlica. Con lui disputammo anche le Universiadi in
Romania, con significativi risultati. Con la nazionale maggiore arrivò
l’avventura della Coppa Europa Occidentale. Il mio esordio in Superlega avvenne
al PalaTiziano di Roma nella gara contro la Federlazio, dove militavano i vari
Claudio Di Coste, Mario Mattioli e tanti altri giocatori della nazionale. Tre
stagioni a Loreto, con l’Amaro più Tombolini, protagonisti di finale play-off,
Coppa Italia, Coppa Confederale e, in quest’ultima occasione, fu il Cannes a
superarci 3-2. Il successivo trasferimento a Chieti, sempre in Superlega, con
la convocazione come preolimpico, nella Nazionale allenata in quegli anni da
Silvano Prandi e con Carmelo Pittera dt, in vista della partecipazione ai
Giochi di Los Angeles. Un infortunio al ginocchio e la rottura del menisco mi
preclusero la possibilità di vivere quella magnifica esperienza».
Un improvviso lutto in famiglia, la scomparsa del padre, lo costrinse a far
ritorno a Reggio. «C’era la Jonicagrumi che allora militava in Serie B – ha
proseguito l’ex-azzurro – e sotto la guida del prof. Gaetano Cutrona, fummo
promossi in A2. Sono state tre stagioni meravigliose. Ho solo un rammarico,
l’aver mancato l'approdo in Superlega con la squadra reggina. Non si può
dimenticare che in quelle formazioni giocò il russo Vladimir Tchernichov, uno
dei più forti giocatori al mondo che durante i campionati iridati del 1978 era
il capitano della sua Nazionale».
Con l’uscita di scena della Jonicagrumi, la pallavolo reggina maschile visse un
periodo di pausa. «Dopo la Jonicagrumi c’è stato il nulla – ha sostenuto – Per
me arrivò la chiamata a Salerno. Ho disputato in Campania tre anni bellissimi,
sfiorando per due tornei consecutivi la serie A1. Diciamo che in quegli anni
nella nostra città si parlava soltanto di pallavolo femminile, con la
Mangiatorella e poi la Medinex, mentre in Sicilia la Paoletti Catania vinceva
lo scudetto».
Sono trascorse diverse stagioni e, in riva allo Stretto, la pallavolo maschile
è tornata in auge grazie alla Domotek, con ancora il sogno nel cassetto di una
promozione in Superlega.
«Dopo più di 30 anni siamo riusciti, in soli 4 tornei
– ha evidenziato – ad avere questi grandi risultati. Tutto ciò grazie alla
Domotek. Il primo anno, con la vittoria della serie B, la salita in A3. La
scorsa stagione è stata quella del trionfo: Coppa Italia, Supercoppa, play-off,
vittoria del campionato e approdo in A2. Direi che abbiamo raggiunto anche come
dirigenza una maturità tale che ci ha consentito di portare 7.000 persone al
“PalaCalafiore”, qualcosa che non si registrava dai tempi delle finali-scudetto
della Medinex».
Cesare Pellegrino, pur vivendo il volley sotto differenti ruoli, ha sempre
ricevuto innumerevoli gratificazioni, passando dal campo alla panchina e, da
qualche anno a questa parte, alla scrivania, nelle vesti di direttore sportivo.
«Sono soddisfazioni diverse – ha concluso il diesse amaranto –. Da giocatore ho fatto un percorso bellissimo, mi sono tolto tante soddisfazioni. Poi ho iniziato ad allenare, ho fatto un percorso molto interessante perché mi ha consentito di studiare tanto, cercare di capire i giocatori. Venivo da un mondo dove c'era una rigidità notevole e, soprattutto con i giocatori, ho imparato tanto avendo allenato squadre maschili e femminili. Nel contatto avuto con Antonio Polimeni, con la Sport Specialist, mi è stato proposto di cambiare ruolo, di passare dalla parte dirigenziale e per me è stato un discorso anche di continuità, dopo la lunga esperienza maturata da giocatore e da tecnico. Sono consapevole di far parte di una società molto ambita da tante persone. Durante l’anno seguire tutti i campionati anche all'estero, visionare i giovani talenti, mi appassiona e mi consente di mantenere i contatti con diversi ex compagni di squadra, anche stranieri, oltre che con vari tecnici. Un ruolo gratificante, che porto avanti con immensa passione e che ha permesso di portare alla Domotek, in piena sintonia con Polimeni, giocatori che non hanno mai tradito la nostra fiducia, meritandosi la giusta ribalta».