Dialisi, FINTRED avverte le istituzioni: "Basta viaggi della speranza. La soluzione deve trovarsi a Reggio»"

Autore Redazione Web | dom, 08 nov 2026 08:52 | Dialisi Fintred-Calabria Francesco-Puntillo

L'associazione chiede ad ASP e Regione interventi immediati per garantire le cure dialitiche

"FINTRED Calabria, con riferimento agli articoli diffusi a mezzo stampa, ringrazia l'associazione AINIGA e i centri dialisi privati Nephrocare di Messina per la disponibilità e il gesto di solidarietà manifestati nei confronti dei pazienti reggini, offrendo loro la possibilità di effettuare gratuitamente i trattamenti dialitici e di usufruire di un servizio di trasporto.

Tuttavia, riteniamo doveroso chiarire che questa disponibilità, pur generosa, non può rappresentare la soluzione che FINTRED Calabria persegue da oltre otto anni e per la quale continua a battersi.

La battaglia di FINTRED Calabria nasce proprio con un obiettivo preciso: riportare a Reggio Calabria i pazienti dializzati che, all'epoca, erano costretti a recarsi a Messina per poter effettuare i propri trattamenti.

A seguito di un accordo raggiunto in Prefettura, venne stabilito che, nelle more della realizzazione di un centro dialisi sul territorio reggino, pubblico o privato che fosse, i pazienti sarebbero stati progressivamente trasferiti presso strutture più vicine, individuate a Melito Porto Salvo, Scilla e, in maniera che abbiamo sempre ritenuto impropria rispetto alla natura e alla missione della struttura, anche presso il Grande Ospedale Metropolitano.

Quel «nelle more» avrebbe dovuto rappresentare una fase transitoria, in attesa di una soluzione territoriale stabile e adeguata. Sono invece trascorsi otto anni e quella provvisorietà non ha mai trovato una conclusione definitiva. Oggi ci ritroviamo ancora a discutere di trasferimenti, disagi e soluzioni emergenziali, con pazienti costretti persino a effettuare la dialisi in piena notte.

È arrivato il momento di porre fine a questa lunga stagione di provvisorietà. Non possiamo accettare che ciò che era stato concordato come temporaneo continui a protrarsi indefinitamente, né tantomeno che si pensi di riportare i pazienti a Messina, tornando esattamente, come nel gioco dell’oca, al punto da cui questa battaglia era iniziata.

Non possiamo chiedere a persone già provate dalla malattia di affrontare nuovamente viaggi della speranza, con percorrenze superiori a un'ora, per poter accedere a una terapia salvavita che deve essere garantita nel rispetto del principio di prossimità delle cure.

Non è questo il modello di assistenza che chiediamo per i cittadini reggini. Non è questa la risposta che le istituzioni devono dare a una carenza che denunciamo da anni.

Occorre riconoscere che recentemente la Giunta regionale della Calabria ha compiuto un passo importante con la D.G.R. n. 683 del 19 ottobre 2026, autorizzando dieci posti rene aggiuntivi nell'area metropolitana di Reggio Calabria, proprio per affrontare la criticità assistenziale e garantire il principio della prossimità delle cure. Una misura temporanea, nelle more della revisione complessiva della rete nefrologica e dialitica regionale, che costituisce un riconoscimento concreto del problema e offre una base sulla quale costruire ulteriori interventi programmatori.

Non possiamo ignorare che, mentre si continua a prospettare la realizzazione di soluzioni strutturali che richiederebbero tempi lunghi e risorse finanziarie al momento non individuate, i pazienti hanno bisogno di risposte immediate, non di ulteriori promesse. Il rischio concreto è che, in assenza di un intervento tempestivo, si finisca per ripercorrere strade già conosciute, trasferendo nuovamente i pazienti reggini presso strutture private di Messina. Sarebbe un esito inaccettabile, che trasformerebbe una criticità assistenziale ancora risolvibile in una clamorosa sconfitta per il sistema sanitario calabrese e solleverebbe seri interrogativi sulle priorità e sulle scelte organizzative che si intendono perseguire per il futuro della rete dialitica reggina.

Per l'ASP di Reggio Calabria, un simile epilogo rappresenterebbe un fallimento: significherebbe ammettere che, dopo otto anni di denunce, richieste e iniziative, non si è riusciti a garantire ai propri cittadini una risposta assistenziale nella città in cui risiedono.

È proprio per evitare questo scenario che FINTRED Calabria guarda con attenzione ai segnali di apertura finalmente emersi nell'incontro di venerdì 6 novembre, svoltosi proprio con i rappresentanti dell'ASP stessa a seguito del sit-in. In quella sede è stata manifestata una disponibilità a lavorare, insieme alla Regione Calabria, per individuare in tempi brevissimi una soluzione emergenziale che consenta di superare i turni notturni presso il GOM, senza costringere i pazienti a trasferimenti fuori dal territorio reggino.

Prendiamo atto positivamente di questa apertura e auspichiamo che non rimanga una semplice disponibilità interlocutoria, ma si traduca rapidamente in decisioni operative, con tempi certi e responsabilità chiaramente individuate, proprio per scongiurare il rischio di soluzioni che riporterebbero i pazienti fuori dal territorio reggino, vanificando otto anni di battaglie e sacrifici e determinando una sconfitta istituzionale che Reggio Calabria non può permettersi.

FINTRED Calabria non intende alimentare contrapposizioni né rifiutare la solidarietà di chi, anche da fuori regione, dimostra sensibilità e disponibilità. Ma non può accettare che un'emergenza assistenziale venga trasferita sulle spalle dei pazienti e delle loro famiglie, chiedendo loro di affrontare ulteriori spostamenti per sopperire a una carenza che deve essere risolta dalle istituzioni competenti.

Il tempo delle attese, tuttavia, sta per esaurirsi. Se l'apertura manifestata dall'ASP non dovesse tradursi in tempi brevissimi in una soluzione concreta, e se l'inerzia istituzionale dovesse continuare, saranno gli stessi pazienti, nel pieno esercizio del loro diritto di scegliere il percorso assistenziale più sostenibile per le proprie condizioni, a valutare autonomamente le soluzioni possibili, compresi i viaggi della speranza fuori regione.

Non possiamo pretendere che persone fragili continuino ad attendere indefinitamente mentre ogni giorno affrontano trattamenti notturni e disagi che incidono profondamente sulla loro vita.

La nostra richiesta rimane una sola, chiara e non più rinviabile: garantire ai pazienti dializzati reggini il diritto di curarsi a Reggio Calabria, in orari dignitosi e in strutture adeguate, senza essere costretti a lasciare la propria città o addirittura propria regione.

La solidarietà dei centri privati di Messina merita il nostro ringraziamento ma la responsabilità di risolvere il problema, invece, rimane tutta in Calabria", così in una nota Francesco Puntillo coordinatore regionale di FINTRED Calabria.

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