Al centro del dibattito la necessità di intercettare il malessere interiore e la solitudine prima che possano sfociare in gesti estremi
Comprendere, prevenire e trasformare la fragilità psicosociale di chi ogni giorno indossa un’uniforme per garantire la sicurezza dei cittadini. Con questo obiettivo il salone delle conferenze dell’ex Convento dei Minimi di Roccella Jonica ha ospitato il convegno “Quando il disagio in divisa… va oltre”, un momento di approfondimento che ha riunito esperti del settore, vertici istituzionali e rappresentanti sindacali attorno a un tema a lungo considerato un tabù. Al centro del dibattito vi è la necessità di intercettare precocemente il malessere interiore e la solitudine prima che possano sfociare in gesti estremi, fornendo strumenti di ascolto, supporto e tutela.
Il quadro della situazione e le strategie di intervento sono stati delineati dal questore di Reggio Calabria, Paolo Sirna, il quale ha ricordato che «il numero degli eventi suicidari negli ultimi anni è diminuito, tuttavia il fenomeno non è scomparso e merita di essere attenzionato». Sirna ha inoltre ribadito l'importanza di agire prima dell'evento anticonservativo, poiché «ci sono varie forme nelle quali si estrinseca il disagio» e occorrono percorsi concreti che spazino «dall’assistenza psicologica a un sostegno reale anche dal punto di vista economico per risolvere le concause» della sofferenza.
Sulla complessità del fenomeno e sull'esigenza di un cambio di passo ha insistito anche Stefano Callipo, presidente dell’Osservatorio “Violenze e suicidio”, sottolineando come l’iniziativa consenta di definire «le necessarie azioni preventive, non soltanto contenitive». Callipo ha posto l'accento su «un malessere molto più esteso di quello che si percepisce dall’esterno», sollecitando una convergenza di sforzi tra Forze dell'Ordine e Forze Armate affinché si riduca una frequenza ancora inaccettabile di condotte suicide nei reparti.
A tracciare la rotta sul piano culturale e contrattuale è stato infine Felice Romano, segretario generale del Siulp, che ha richiamato l'attenzione sulla realtà umana che si cela dietro la funzione pubblica. «Stiamo rompendo il tabù che l’uniforme renda invincibili: sotto c’è una donna o un uomo che ha fragilità e criticità», ha evidenziato Romano, rammentando che a questi operatori viene costantemente chiesto di «gestire l’ingestibile». Per il segretario generale, la vera sfida risiede nel garantire un supporto tempestivo senza che l'operatore rischi l'espulsione dal corpo, ribadendo che «il primo ostacolo da superare è culturale: poliziotto, carabiniere o finanziere è un essere umano e in quanto tale va rispettato come lavoratore, non come un supereroe invincibile».