Sanità in Calabria, una storia che sembra non insegnare nulla

Autore Redazione Web | gio, 27 ago 2026 20:55 | Sanità Partito-Comunista-Di-Unità-Popolare

Il Partito Comunista di Unità Popolare punta il dito contro criticità e disservizi della sanità regionale

Ospedali chiusi, pronto soccorso in affanno, carenza di medici e ambulanze che tardano ad arrivare: il sistema sanitario calabrese continua a fare i conti con scelte del passato e problemi mai realmente risolti

La storia della sanità calabrese è fatta anche di grandi investimenti, ospedali costruiti e poi chiusi, strutture mai entrate pienamente in funzione e territori rimasti progressivamente privi di presidi sanitari. Una storia che, a distanza di decenni, sembra ripetersi sotto forme diverse.

In passato vennero costruiti numerosi ospedali distribuiti sul territorio regionale. Una scelta che rispondeva anche alla necessità di garantire ai cittadini un presidio vicino casa. Ma costruire un ospedale non significa soltanto realizzare un edificio: significa garantire medici, infermieri, operatori sanitari, ricambio delle attrezzature (sostituirle con tecnologie più avanzate) e servizi.

Ed è proprio qui che il sistema da tempo ha mostrato le proprie fragilità.

Alcune strutture non vennero mai aperte, altre funzionarono per alcuni anni e successivamente furono chiuse.

Oltre 10 anni di Commissariamento hanno portato la Calabria in coda alla efficienza della sanità pubblica. 10 anni di NON investimenti nella logica della riduzione dei costi.

Durante il lungo commissariamento della sanità in Calabria, iniziato nel 2009, i tagli e il controllo della spesa sono stati gestiti da un Commissario ad acta nominato dal governo centrale con l'obiettivo di azzerare l'enorme disavanzo finanziario. La gestione si è basata su Piani di rientro rigidi che imponevano la riduzione drastica dei costi attraverso blocchi operativi e tagli lineari, spesso a discapito dei servizi essenziali per i cittadini.

Così operavano i tagli e i blocchi:

Chiusura di strutture: Molti piccoli ospedali locali e presidi territoriali sono stati soppressi o convertiti per ridurre i costi di gestione e il numero dei posti letto. [1] Addirittura molti ospedali periferici sono stati chiusi o dimezzati nella potenziale offerta sanitaria.

Blocco del turn-over: È stato imposto il divieto quasi totale di assumere nuovi medici, infermieri e personale amministrativo, portando a una grave carenza di organico negli anni.

E quindi, il numero complessivo del personale sanitario nel decennio del Commissariamento anzicchè aumentare è diminuito visibilmente.

Tagli ai tetti di spesa: Fissati limiti severi per l'acquisto di farmaci, beni di consumo Gli Ospedali non hanno potuto ammodernare le attrezzature rimanendo impediti ad acquistare nuove tecnologie.

Aumento delle tasse regionali: Per legge nazionale, il mancato rispetto degli obiettivi del piano di rientro ha fatto scattare l'aumento automatico delle addizionali regionali sull'IRPEF e dell'IRAP a carico dei cittadini calabresi.

Il risultato è stato un progressivo ridimensionamento della rete ospedaliera che ha lasciato interi territori senza un pronto soccorso facilmente raggiungibile.

·        Nonostante i provvedimenti di rigore finanziario, la gestione straordinaria non è riuscita per molti anni a risanare i conti in modo strutturale né a garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), lasciando a lungo la sanità calabrese in una condizione di forte criticità e mobilità passiva verso altre regioni, prima del percorso per il ritorno alla gestione ordinaria.

·        Ed infatti:

Pronto soccorso al limite

Oggi la conseguenza più evidente è sotto gli occhi di tutti: pochi ospedali devono farsi carico di un numero sempre maggiore di pazienti.

I pronto soccorso si trovano spesso a gestire un afflusso elevato di persone, con tempi di attesa che possono diventare molto lunghi. A questo si aggiunge la cronica carenza di personale sanitario, che rende ancora più difficile garantire un'assistenza tempestiva.

Il problema non riguarda soltanto le strutture ospedaliere.

Ambulanze disponibili, ma manca il personale

A rendere ancora più paradossale la situazione è il problema delle ambulanze.

Poche: occorre potenziare il servizio di emergenza. Non solo più autombulanze Ma anche sanitari in numero sufficiente.

Anche il sistema dell'emergenza-urgenza presenta numerose criticità. Può accadere che un'ambulanza debba essere attesa per diversi minuti prima di arrivare e che, in alcuni casi, raggiunga il paziente senza medico a bordo.

In una regione caratterizzata da numerosi piccoli comuni, aree interne e collegamenti stradali difficili, i tempi di intervento possono diventare una questione decisiva.

È lo stesso problema che riguarda gli ospedali: non ci sono medici, infermieri e operatori sanitari sufficienti a farli funzionare.

La carenza di medici parte da lontano

Certo la crisi attuale del personale sanitario non è nata improvvisamente.

Per anni il numero di accessi ai corsi di laurea in Medicina e alle professioni sanitarie è stato regolato attraverso sistemi selettivi che hanno limitato l'ingresso di molti giovani nei percorsi universitari.

Oggi, mentre gli ospedali denunciano la mancanza di professionisti, il tema della formazione torna inevitabilmente al centro del dibattito.

Il paradosso è evidente: da una parte ci sono giovani che desiderano diventare medici e infermieri e affrontano anni di studio e sacrifici; dall'altra, un sistema sanitario che ha sempre più bisogno di quelle stesse professionalità.

Una contraddizione che non può essere ignorata quando si cerca di capire perché oggi manchino operatori sanitari.

Una sanità che non può più permettersi di rimandare

La Calabria continua così a confrontarsi con problemi che si trascinano da anni: strutture chiuse, carenza di personale, pronto soccorso sovraccarichi, difficoltà dell'emergenza-urgenza e una rete territoriale che in molti casi fatica a garantire risposte adeguate.

Non è sufficiente intervenire sull'emergenza quando l'emergenza è già esplosa.

Serve una programmazione di lungo periodo che tenga insieme ospedali, medicina territoriale, personale sanitario, mezzi di soccorso e viabilità.

Perché un ospedale senza medici non può funzionare. Un'ambulanza senza equipaggio non può soccorrere. Un pronto soccorso sovraffollato non può garantire tempi adeguati. E una struttura sanitaria difficile da raggiungere rischia di perdere parte della propria funzione.

La vera sfida per la Calabria, dunque, è creare un sistema sanitario capace e qualificato, garantendo ai cittadini il diritto fondamentale a essere curati in tempi ragionevoli, indipendentemente dal comune in cui vivono.

La migrazione sanitaria non nasce per caso ma è la risultante di queste politiche sanitarie scellerate.

Perché un futuro diverso non arriverà da solo. Per costruirlo è necessario che i cittadini escano dall’indifferenza, prendano consapevolezza dei propri diritti e imparino a farli valere. Solo una comunità capace di chiedere risposte, pretendere servizi adeguati e non accettare passivamente ciò che non funziona può davvero cambiare le cose. La sanità calabrese non ha bisogno soltanto di nuove strutture: occorre costantemente insistere per chiedere una sanità migliore.

Ed è questo l’impegno primario che come PCUP Calabrese ci siamo proposti.

Un impegno tenace, costante, per una sanità pubblica efficiente di qualità e capace di una offerta sanitaria uguale a quella di altre realtà sanitarie esistenti.

Il nostro personale sanitario non è secondo a nessuno; non è vero che al nord esistono sanitari migliori; è questo un falso storico tanto è vero che gli Ospedali del Nord (e di tante realtà sanitarie europee ed extra europee) sono pieni di presenze Calabresi di altissimo profilo", così in una nota la segreteria del Partito Comunista di Unità Popolare.


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