Reggio Calabria, il comitato “Tre Quartieri” lancia l’allarme: “In atto uno smantellamento culturale”

Autore Redazione Web | sab, 02 maggio 2026 12:12 | Comitato-Tre-Quartieri Reggio-Calabria

Dopo il caso del Seminario, nel mirino l’ipotesi di trasferimento dell’Archivio di Stato: “La città non può essere svuotata della sua identità”

Un grido d’allarme forte, dai toni netti, che chiama in causa istituzioni e cittadini. L’Associazione culturale Tre Quartieri denuncia quello che definisce un progressivo “smantellamento culturale” della città, puntando il dito contro decisioni che, secondo il sodalizio, rischiano di indebolire ulteriormente il ruolo di Reggio Calabria nel contesto regionale.

Nel comunicato diffuso il 1° maggio, l’associazione richiama due episodi ritenuti emblematici: il trasferimento del Seminario Arcivescovile a Catanzaro e, soprattutto, la possibile ipotesi di spostare l’Archivio di Stato a Cosenza. Una prospettiva che viene definita “gravissima e inaccettabile”, perché rappresenterebbe “uno schiaffo alla storia, alla dignità e al futuro della città”.

Secondo “Tre Quartieri”, si starebbe consumando “sotto gli occhi di tutti” una vera e propria perdita di presìdi culturali fondamentali per studiosi, studenti e cittadini. Non solo: nel documento si parla apertamente di un indebolimento deliberato del peso di Reggio Calabria, sollevando interrogativi sulle responsabilità politiche dietro queste scelte.

“È incompetenza o esiste un preciso disegno politico?”, si chiedono dall’associazione, denunciando una serie di decisioni giudicate penalizzanti e difficili da comprendere.

Il comunicato utilizza anche toni provocatori, evocando il rischio – definito non più impensabile – di una possibile rimozione persino dei Bronzi di Riace, simbolo identitario della città, come estrema conseguenza di una tendenza ritenuta pericolosa.

Da qui l’appello a una mobilitazione immediata: “Serve una reazione forte, popolare”, scrive l’associazione, sottolineando come il silenzio delle istituzioni possa equivalere a una forma di complicità.

“Reggio Calabria non è una città di serie B”, si legge ancora nel documento, che rivendica il valore storico e culturale del territorio e chiede con forza il mantenimento dell’Archivio di Stato in città, indicando la possibilità di soluzioni alternative per evitarne il trasferimento.

Il messaggio è chiaro: “Il tempo delle parole è finito. Ora servono azioni”.

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